La Lega di Matteo Salvini è in subbuglio, ma cosa sta accadendo all’interno del partito politico più longevo dell’arco parlamentare? Lo abbiamo chiesto a Claudio Durigon, sottosegretario e vicesegretario federale del Carroccio.
«Guardi, io sono entrato nella Lega nel 2016 e l’ho fatto anche per le regole molto importanti che ci sono e per il rispetto verso il partito. Credo che questa polemica sia frutto soprattutto di una situazione lombarda, dove c’è una diversa interpretazione dei ruoli tra Massimiliano Romeo e alcuni membri del federale lombardo. Al di là di queste piccolezze, le dico che noi abbiamo una grande classe dirigente. Lo stesso Attilio Fontana è un rappresentante fondamentale, penso a Massimiliano Fedriga, ai tanti sindaci, allo stesso Luca Zaia, che secondo me ha fatto un enorme lavoro da governatore. Sono l’esempio di come si debba andare avanti e di come si debbano creare i presupposti per dare sempre più forza alla Lega. La Lega si difende con le battaglie e non con i posti».
Però pare Zaia, Attilio Fontana e Fedriga stiano pensando a un’associazione per dare più spazio al Nord nella Lega.
«Penso che la Lega sia una e prendo proprio le parole di Zaia, che credo sia un esempio. Lo ha detto in tutte le occasioni, anche durante l’ultimo Consiglio federale: la Lega è una. Secondo me è da questo che bisogna partire. Questa associazione mi sembra strana, non ne ho contezza. So che erano contrari all’associazione che all’epoca aveva creato Vannacci e quindi mi sembra strano che possano essere oggi favorevoli ad altre associazioni. Però credo che noi dobbiamo ritrovare la nostra identità all’interno della Lega attraverso i temi e le vere battaglie. Difendere i territori è uno dei motivi per cui sono entrato nella Lega. E il territorio, in qualsiasi regione italiana, si difende con i temi. Io ho lanciato anche l’idea di costruire delle proposte per la finanziaria, per dare risposte ai militanti, ai cittadini, ai nostri sindaci e ai nostri governatori. Insomma, dobbiamo tornare a fare la Lega».
Che ne pensa invece del libro di Massimiliano Romeo, che sembra più un manifesto che un saggio politico sulla Lega del futuro?
«Io non ne ho assolutamente idea. Ho fatto un solo libro, si chiamava Quota 100, e non ne ho fatti altri perché all’epoca quello era uno dei temi forti e ci ha permesso di portare a casa dei risultati. Sono convinto che la nostra storia sia stata importante, come ci ha insegnato Bossi, ma quello che ha reso forte la storia della Lega non sono solo gli uomini, bensì gli obiettivi che ci si pone. Dobbiamo portare avanti i temi, a partire dalla sicurezza. Parlare di temi renderebbe i nostri militanti più contenti rispetto al sentir parlare di queste sciocchezze sui ruoli. I ruoli ci sono, abbiamo fatto un congresso. Oggi direi: diamo forza a quel congresso e diamogli gambe».
E figure come Zaia, Fedriga e Fontana?
«Sono fondamentali. Secondo me è fondamentale avere persone come Zaia, Fedriga, Attilio Fontana e anche Riccardo Molinari. Sono in prima linea per portare avanti le nostre istanze. Istanze che sono anche territoriali, ma che riguardano soprattutto le risposte che dobbiamo dare ai nostri cittadini. Abbiamo la fortuna di avere il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che è anche lombardo. In questa finanziaria dobbiamo avere più risorse per i nostri territori».
Salvini al Viminale? Ormai manca sempre meno al ritorno al voto: secondo lei dovrebbe tornare al ministero dell’Interno?
«Credo che sarebbe la persona giusta al posto giusto, senza nulla togliere a Matteo Piantedosi. Serve un politico e Salvini in quel ruolo ha dimostrato quello che sa fare e credo che sarebbe fondamentale per dare risposte ai cittadini».
