Stavolta non è del Bangladesh, è stato un pakistano. Le modalità delle imprese però molto simili. Due uomini, fra i 30 e i 40, titolari di una bottega in città, che assaltano sessualmente due ragazze. Il bengalese a Torino saltò addosso a una ragazzina di 13 anni. Lo beccarono, si fece qualche ora di galera, poi il giudice spiegò che si era pentito, che aveva collaborato e quindi lo ha rimandato a casa. Libero. Stavolta la vittima è una ragazza americana un po’ più grande. 18 anni. Era sera tardi e aveva fame. A Firenze. È entrata in una rosticceria e ha chiesto del bagno. Il titolare pakistano le ha indicato la porta in fondo al locale e appena lei è entrata lui ha chiuso a chiave il negozio e poi le è saltato addosso. Per fortuna ha visto una vetrina ed è riuscita ad avvicinarsi e a fare il segno antiviolenza con il braccio dietro la schiena: si apre e si chiude la mano col pollice stretto dalle altre quattro dita. Un passante l’ha vista e ha chiamato la polizia. Ora siamo ansiosi di sapere cosa deciderà il giudice. Se terrà conto che aveva chiesto un bagno e il pakistano glielo ha offerto. Buon cuore. Perché non premiarlo con la scarcerazione? Magari se fosse stato italiano allora no, giusto tenerlo in galera, ma se è pakistano bisognerà tenere conto della cultura di quel popolo, se no sei almeno xenofobo, forse razzista, probabilmente, fascista. Tutti chiedono che lo Stato intervenga con tutte le misure necessarie per prevenire la violenza sulle donne. E se per caso qualcuno - per prevenire - chiedesse che siano sbattuti in carcere e tenuti chiusi a chiave il tempo necessario per capire che la donna è una persona e non un oggetto sessuale. Direbbero subito che non è garantista, non è moderno, non è corretto politicamente. Io dico: sissignori sí, sono scorretta e antica e reazionaria, ma per me un violentatore è un violentatore. E il suo posto è in cella.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.