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Il Piano del Verde irrita gli agricoltori: “Assessori si parlino”

“Uno accorcia gli affitti, l’altro chiede impegni a 30 anni”

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«Il Distretto Agricolo Milanese ha letto con la cura che merita il Piano del Verde e del Paesaggio presentato dall’assessore Elena Grandi a Palazzo Marino. Lo abbiamo letto due volte, per essere certi di non aver perso una riga». Il Dam è la società cooperativa che dal 2011 riunisce le principali aziende agricole del territorio e il presidente Daniele Albini, sottolinea che il Piano «immagina, per il futuro, una collaborazione con il mondo agricolo che il Comune ha già scritto, firmato e messo in pratica da quattordici anni. Il riferimento è al Protocollo per lo sviluppo del sistema rurale milanese, firmato a Nosedo il 3 maggio 2012 tra Comune», l’ex giunta Pisapia ai tempi, «e il Dam. É l’atto che ha reso reale ciò che il nuovo Piano oggi si limita ad auspicare.

Grazie a quell’accordo, e alle compensazioni ambientali di Expo 2015, sono tornate a vivere marcite, i fontanili di Muggiano, del Ticinello, insieme ai filari e al paesaggio che le nostre aziende curano ancora oggi a Baggio, Barona e Gratosoglio. Non sono ipotesi da mettere in agenda: sono campi, alberi e fontanili che si possono visitare, non solo immaginare». Eppure, puntualizza Albini, «in tutte le pagine del Piano il Dam non compare mai, nemmeno una volta. Un’assenza curiosa, per essere l’interlocutore con cui l’amministrazione ha, filare dopo filare, costruito il modello di agricoltura periurbana di questa città».

Garantisce che «non è una questione di orgoglio nè una polemica con Parco Agricolo Sud e Nord Milano che il Piano indica ormai come soggetti “maggiormente titolati“. É questione di chiarezza. Il Dam non è nato da un decreto nè da un ufficio stampa ma dalla scelta degli agricoltori milanesi di mettersi insieme, da soli, per difendere quelle stesse ragioni agricole e ambientali che il Piano del Verde oggi rivendica come una scoperta recente. Non siamo un ente calato dall’alto, ma la voce di chi vive nelle cascine, programma le semine e conosce questo territorio meglio di chiunque debba scriverne il futuro su carta». Ed è qui, «che il discorso si fa serio oltre che paradossale - afferma Albini -. Il Piano del Verde chiede alle imprese agricole un impegno pluriennale su biodiversità e paesaggio: pensare a vent’anni, trent’anni.

Nello stesso periodo, però, l’assessorato all’Agricoltura ha fissato a 15 anni, senza clausole di rinnovo, i contratti di affitto sui terreni comunali, eliminando persino lo scomputo dei canoni per la manutenzione straordinaria delle cascine. Si chiede a un’azienda di programmare il paesaggio di domani mentre le si nega la certezza della terra. Gli assessori si parlino: uno ci chiede di pianificare il paesaggio dei prossimi trent’anni, l’altro ci concede le cascine per la metà del tempo, senza rinnovo».

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