Interdizione, la Corte d'appello prepara il blitz

Per ridefinire la pena accessoria si va verso un processo-lampo. Sentenza già in ottobre

Interdizione, la Corte d'appello prepara il blitz

MilanoEntro ottobre su Silvio Berlusconi tornerà ad abbattersi la condanna all'interdizione dai pubblici uffici, annullata dalla Cassazione nella sentenza del processo sui diritti tv. Per il Cavaliere a Milano si prepara un processo-lampo. Il tempo per le carte di arrivare da Roma a Milano, poi verrà fissata l'udienza e nominato il giudice relatore. Anche in una agenda affollata come quella della Corte d'appello milanese, un buco libero verrà trovato in fretta: perché al processo-bis i giudici pare che non intendano dedicare più di mezza giornata.
In fondo, si spiega a Milano, si tratta solo di prendere atto che la Cassazione ha giudicato eccessivi i cinque anni di interdizione inflitti a Berlusconi in primo e secondo grado, e ha ordinato di applicare la legge speciale sui reati fiscali che mette un tetto di tre anni alla pena accessoria. Parola dunque alla procura generale per la nuova richiesta - che verosimilmente sarà del massimo - poi alla difesa, e sentenza prima di pranzo. Motivazioni scritte rapidamente, in modo che solo il vaglio della Cassazione separi Berlusconi dalla espulsione per via giudiziaria dal Senato.
Lo scenario che viene descritto negli uffici giudiziari milanesi, insomma, sembra confermare l'ipotesi avanzata dal relatore della giunta del Senato, Andrea Augello: mentre i tempi per la decadenza di Berlusconi dal Parlamento in base alla legge Severino si annunciano lunghi, ben più rapido si avvia ad essere l'iter del passaggio in giudicato della pena accessoria per ordine della magistratura. Non ci sono, tecnicamente parlando, motivi di fretta particolare. Poiché la pena principale, quella a quattro anni di carcere, è ormai definitiva, il reato non è più a rischio di prescrizione. Ma la magistratura milanese è comunque ben decisa a liberarsi più in fretta possibile della «grana» Berlusconi. Nessuna corsia preferenziale, garantiscono a Milano. Ma è evidente che uno spazio bianco nella loro agenda, vista la rapidità con cui si preparano a sbrigare la pratica, i giudici milanesi lo troveranno presto.
Fisicamente, il fascicolo con la sentenza della Cassazione non è ancora tornato a Milano da Roma. Ma ormai è questione di giorni. Poi il malloppo arriverà alla Corte d'appello milanese. Qui verrà assegnato automaticamente alla seconda sezione penale presieduta da Arturo Soprano, 65 anni, esponente della corrente «centrista» di Unicost. Sarà Soprano a scegliere a quale terzetto di giudici della sua sezione affidare la pratica, a nominare il relatore e a fissare il giorno dell'udienza. Non sarà una scelta insignificante. Che i nuovi giudici confermino l'interdizione dai pubblici uffici, viste anche le motivazioni della sentenza della Cassazione, è praticamente scontato. Ma nel quantificare la pena avranno mano libera: ed è chiaro che l'impatto sulla carriera politica del Cavaliere sarebbe assai diverso se, invece dei tre anni che la Procura generale certamente invocherà, la Corte dovesse stabilire per esempio che ne basta uno. Certo, per elargire un simile sconto servirebbe da parte dei nuovi giudici un afflato garantista nei confronti di Berlusconi di cui a Milano, ora come ora, non tira aria.