
L’Anpi contro Enrico Mentana. E soprattutto contro la storia. C’è da registrare un nuovo caso, uno dei più sgradevoli, nello stillicidio di ostilità, polemiche e sfregi - piccoli e grandi - dettati da una lettura alterata e faziosa della drammatica guerra in Medio oriente.
Un episodio di «antisionismo» militante (si può chiamare così) che vede protagonista l’Anpi di Bergamo e - suo malgrado - il direttore del Tg7. Il tutto si è consumato come spesso accade, su un social, la pagina della incolpevole Fiap - storica associazione che custodisce il ricordo della prestigiosa tradizione partigiana socialista e azionista - con due commenti offensivi, poi cancellati dall’autore per pudore, o forse per intervento di qualcuno.
È accaduto che la Federazione associazioni partigiane, a vent’anni dalla scomparsa, ha voluto ricordare Aldo Aniasi, amatissimo primo cittadino di Milano per un decennio e comandante partigiano (nome di battaglia Iso) nonché presidente della federazione dopo Ferruccio Parri e fino alla morte, nel 2005. Per rendere omaggio a una figura cristallina e importante (Aniasi è stato anche parlamentare e ministro socialista) Fiap ha ripubblicato la postfazione a Ne valeva la pena volume curato dallo stesso sindaco-politico e dedicato alla Repubblica dell’Ossola. Una postfazione firmata da Mentana, che aveva conosciuto molto bene Aniasi - collaborando anche con lui agli esordi - e che negli anni ha mantenuto, con questa figura, un legame anche affettivo.
La cosa deve aver irritato qualcuno, se è vero che nella pagina Fiap è comparso un commento allucinato, a firma «Anpi Bergamo città», che ha qualificato Mentana come «uomo di destra e apertamente sionista», definendo «un insulto alla memoria di Iso» il ricordo personale che ne ha fatto il giornalista. Un’insolenza doppiamente fuori luogo: primo perché Mentana come noto non è di destra, poi perché sulla guerra ha preso apertamente posizione - senza ambiguità - non solo con la linea del suo tg, ma anche personalmente: tre mesi fa tra l’altro ha partecipato a una manifestazione al «Parenti» di Milano e lì addirittura a costo di deludere i molti filo-Israele presenti - ha accostato il premier israeliano Bibi Netanyahu a Bava Beccaris (generale famigerato per la repressione del moti di Milano del 1898) parlando apertamente di «crimini di guerra», ma ha citato anche Liliana Segre per confutare l’idea che a Gaza sia in corso «un genocidio».
Mentana insomma, pur difendendo la storia sionista dalle demonizzazioni, è tutt’altro che un sostenitore dell’attuale governo israeliano, ma forse questo Anpi Bergamo lo ignora. E un’altra storia che ignora il misterioso esponente di Anpi è quella di Aniasi, che da socialista era un grande amico di Israele.
«Iso» fu tra i fondatori della «Sinistra per Israele», visitò lo Stato ebraico, ricevette le chiavi di Tel Aviv, e coltivò sempre questa amicizia, la stessa di Pietro Nenni e di tanti altri compagni - ispirato da ideali che nello stato ebraico (e nei suoi kibbutz) vedevano la realizzazione di una speranza. D’altra parte, Milano con Tel Aviv è ancora gemellata.
Tutte cose che sa bene - e ben ricorda - Luca Aniasi, nipote di Aldo e attuale presidente della Fiap.
Letto il commento di Anpi infatti, Aniasi jr ha subito invitato l’ignoto dirigente della sigla partigiana «alleata» a non strumentalizzare, non conoscendola, la figura di «Iso»; ma ne ha ricevuto per tutta risposta una replica brusca ed esaltata, contenente un insulto rivolto a Mentana, apostrofato come «complice del genocidio» e peggio. In tarda serata, come detto, i commenti non c’erano già più, ma resta la preoccupazione per una deriva di umori settari che a sinistra pare non avere limiti. E che nessuno ferma.