La moschea a Venezia non si farà: è questa la linea del centrodestra, che governa la città, davanti alla rivendicazione della comunità bengalese di avere uno spazio di preghiera islamico in città. Ed è questo il messaggio di Matteo Salvini: «No alla moschea a Venezia e in tutta Italia. Stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un’intesa con lo Stato italiano nel pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole. Basta arroganza e basta ricatti». Il segretario della Lega dovrebbe presto andare a Venezia per rimarcare la posizione del suo partito, tanto che gli avvocati del Carroccio stanno lavorando per segnalare le gravi minacce.
L’intesa con lo Stato italiano è il punto nevralgico proprio perché, al contrario delle altre religioni, l’islam non ha ottemperato all’articolo 8 della Costituzione. Il Comune di Venezia ha deciso di non piegarsi e di non cedere al ricatto del blocco economico e industriale della città, come ha ben sottolineato il sindaco di Venezia Simone Venturini, il quale ha sottolineato che «oggi deve essere rafforzato il percorso di integrazione della comunità bengalese. Che vuol dire meno abbandono dei rifiuti fuori dalle isole ecologiche, vuol dire integrazione delle donne, apprendimento della lingua, rispetto dei regolamenti comunali per quanto riguarda il commercio, utilizzo dei servizi pubblici con un minimo di criterio». Solo dopo si potrà «eventualmente aprire un tavolo» ma, ha precisato a fronte di idee velleitarie, «sicuramente non per realizzare progetti faraonici».
Nel nostro Paese «non esistono libertà più importanti di altre: c’è una Costituzione da rispettare, tutta», ha ricordato Anna Maria Cisint, oggi europarlamentare della Lega ma per anni sindaco di Monfalcone, in provincia di Gorizia, dove ha combattuto strenuamente l’irregolarità e le pretese della comunità straniera. Alla candidata del Pd a Venezia Miah Rhitu, secondo la quale, tra le altre cose, «la libertà delle donne non può essere una condizione per concedere la libertà religiosa», Cisint ha spiegato che «l’Italia è un Paese laico, non una teocrazia islamica dove tutto ruota intorno alla Sharia e al Corano». Ed è questo il caposaldo del pacchetto di norme sulla libertà religiosa e il contrasto alla radicalizzazione a cui sta lavorando la Lega e che sarà presentato prossimamente con Salvini. Lo scopo è quello di «colmare un vuoto normativo» che, in assenza delle suddette intese e con il costante incremento delle comunità islamiche, potrebbe favorire nel tempo la proliferazione di enti, luoghi e ministri di culto «operanti al di fuori di un quadro chiaro di regole, controlli e responsabilità». Così spiega l’Adnkronos che ha avuto accesso al documento.
Dalla Lega fanno sapere che si tratta di una proposta di legge «per fermare nuovi insediamenti islamici in Italia fino all’approvazione di una nuova legge quadro nazionale e alla definizione di un’intesa con lo Stato italiano che garantisca pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole». La stessa posizione è stata espressa da Raffaele Speranzon, Fdi, il quale ha ribadito che «le regole valgono per tutti e non esistono comunità che possano rivendicare corsie preferenziali o pretendere di condizionare le decisioni delle istituzioni» con le minacce di sciopero. Questo, ha aggiunto, «è anche il fallimento culturale della sinistra, che per anni ha inseguito il multiculturalismo e la costruzione di blocchi elettorali su base etnica invece di chiedere una vera assimilazione ai valori e all’identità italiana. Venezia non si farà ricattare».
