Chi si meraviglia è fesso. Che Milano fosse una bomba a orologeria lo diciamo da anni. Ci chiamano fascisti, ma camicie e cappucci neri li indossano i teppisti e i loro difensori, quelli che scendono in piazza per Ramy e chiamano assassino un carabiniere che rischia la vita per salvare i loro figli da questa feccia. È un riflesso ideologico antico: se vola una molotov, torna la nostalgia degli Anni di piombo.
All’interno raccontiamo della rete vicina a Ilaria Salis, che suggerisce avvocati a chi finisce nei guai. È la sua specialità di fuggitiva dai processi: ne ha indicato uno persino a un cronista del Giornale che chiedeva come far uscire di galera un clandestino. Figuratevi che Italia immaginano costoro.
E se al disastro aggiungiamo la propaganda jihadista di El Koudri e compagnia, la miscela diventa esplosiva. Altro che sociologia dei maranza. Servono polizia, militari nei punti critici, processi e pene effettive. Ma tanto chi li manda in piazza sa che sono minorenni intoccabili. Una democrazia che ha paura perfino di chiamare delinquenti i delinquenti ha già alzato bandiera bianca. Anzi rossa.
