Roberto Speranza ha trovato la soluzione al rebus del campo largo: per scegliere il capo, basta sceglierne uno che non faccia davvero il capo. I fatti sono ormai noti, ma li ricapitoliamo. Intervistato dal Corriere, l’ex ministro ha bocciato le primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte come un possibile “clamoroso autogol”, proponendo di indicare sulla scheda un candidato puramente simbolico: “Un neo diciottenne o un anziano partigiano”. Una specie di leader-prestanome, buono per riempire la casella e lasciare intatto il problema. Un grande messaggio per tutti gli elettori che cercano certezze.
A questo punto, però, il Pd potrebbe risparmiare tempo, vertici e riunioni notturne. La candidata ideale esiste già e nel 2018 aveva persino debuttato in prima serata: la “Sconosciuta del Pd” interpretata da Sabina Guzzanti nella Tv delle ragazze di Serena Dandini. Il personaggio era presentato come l’ospite televisiva del partito che nessuno aveva mai visto. Una militante tanto anonima da diventare immediatamente credibile.
“Sono quell’ospite lì: hai presente quando accendi la tv, vedi uno del Pd che non hai mai visto prima e ti domandi ‘ma questo?’. Sono io quel tipo di ospite: sono del Pd ma non mi avete mai vista, così magari potete pensare che non vi ho fatto niente, potete anche pensare che sono una persona in gamba. Ci sono quei trenta secondi che resti così nel dubbio”, l’ironia graffiante della comica. Lo sketch è incredibilmente attuale e non si tratta di una nota positiva per Schlein e compagni: “Di cosa discuteremo al congresso? Io credo che molto onestamente noi dovremmo guardarci in faccia e dirci: ‘amici e compagni, la strada davanti è molto lunga, le prospettive sono scarse, dobbiamo domandarci con grandissima onestà: ma ne abbiamo veramente voglia di fare questo Pd? E costruire una sinistra ancora una volta senza abbracciare nessuno dei valori della sinistra? Ci abbiamo già provato e non funziona, ma vi va veramente?’. Questo dovremmo chiederci per cominciare”. La chiosa tranchant e drammaticamente verosimile: “Per farsi notare nel Pd l’unico modo è questo: ti alzi e dici ‘mi è venuta un’idea: ma perché non ve ne andate tutti a fare in culo?’. La standing ovation è assicurata”.
Otto anni dopo più che una gag sembra un documento programmatico. Il centrosinistra discute da mesi se affidarsi alla Schlein, consegnarsi a Conte o pescare un “papa straniero”. Nel borsino sono comparsi Silvia Salis, Gaetano Manfredi, Roberto Gualtieri e Antonio Decaro. Nel frattempo si litiga sulle primarie, sul programma da scrivere prima o dopo i gazebo e persino sull’utilità di indicare davvero un candidato premier. Mancava soltanto l’ipotesi del diciottenne estratto a sorte o del partigiano simbolico. Ci ha pensato Speranza.
In casa Guzzanti, del resto, la crisi del casting progressista è un genere comico tramandato da generazioni. Già nel 2001 Corrado, nei panni di Walter Veltroni, passava in rassegna con la finta Livia Turco i possibili sostituti di Francesco Rutelli. Raoul Bova temeva di perdere pubblico, Leonardo DiCaprio aveva già interpretato Titanic e non voleva fossilizzarsi nella parte di quello che affonda. Amedeo Nazzari sarebbe stato perfetto, ma c’era un problema: “Èmmorto. Èmmorto!». Scartati anche Heidi e Topo Gigio, restava Napo Orso Capo.
Venticinque anni dopo la sinistra è ancora lì: cambia i nomi, allarga il campo e restringe continuamente la lista dei candidati possibili. La Schlein divide i grillini, Conte inquieta i dem, La Salis non convince tutti e le primarie rischiano di scontentare chi le perde. La Sconosciuta del Pd, invece, avrebbe un vantaggio decisivo: nessuna corrente potrebbe metterle il veto, perché nessuno saprebbe chi è. I Guzzanti continuano a fare satira senza volerlo. Il Pd, con encomiabile costanza, continua a scrivergli i testi.
