Il «vaffa» di Beppe Grillo a Giuseppe Conte risuona nei palazzi semi deserti della politica. Il Movimento 5 Stelle «ha perso identità», parola del suo fondatore. Parola di Beppe Grillo.Una dichiarazione (scritta sul suo blog) che scuote il Movimento. Che a dire di Beppe si è perso, smarrito. Il motivo? «Dovevano cambiare la politica» e, invece, «la politica ha cambiato loro».Parole che fanno male ai deputati, soprattutto a quelli della prima ora che in Beppe Grillo ci hanno creduto, ma poi lo hanno abbandonato.Grillo li definisce i «rivoluzionari che hanno scoperto il palazzo», gente comune che, una volta arrivata a Roma e varcata la soglia del Parlamento si è fatta attirare dal suono delle sirene. Senza il coraggio di Ulisse. I «grillini» non parlano, non commentano, ma la faccia (spenta) dice tutto. «Lo scontro interno fa male al Movimento, così si fa un favore alla destra» scrivono su alcune chat interne. A parlare è l’avvocato del popolo. Snaturare il Movimento? «Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, attenzione fate un po’ voi» replica scocciato Giuseppe Conte che, almeno pubblicamente, incassa il colpo. I parlamentari stanno dalla parte di Giuseppe, guai a mollarlo. Le elezioni sono vicine e nessuno osa dare ragione (almeno pubblicamente) a Beppe Grillo.Anche l’ex presidente della Camera dei Deputati, oggi governatore della Regione Campania, Roberto Fico, tace: «No, non commento». L’ex garante parla di una «trasformazione antropologica» dei suoi protagonisti, liquidandola come «il solito film, il nuovo che diventa vecchio». Secondo il comico genovese, il Movimento «era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo». Una riflessione vera, se si pensa all’obiettivo del Movimento nato per aprire i palazzi come una scatoletta di tonno.Un obiettivo mai raggiunto. I cellulari di alcuni big del Movimento squillano a vuoto, i messaggi «che aria tira» restano senza risposta. Tutti fanno quadrato attorno a Giuseppe Conte che non smette di pensare ad un suo ritorno a Palazzo Chigi. Forse è proprio per questo che il fondatore del M5S ripercorre le origini del progetto politico, sostenendo che «le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse». E insiste: «Il Movimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso». Per Grillo, la politica dovrebbe ripartire «dall’ascolto», perché «quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo».Lo scontro, però, non resta confinato ai vertici. Tra militanti ed ex dirigenti si riapre immediatamente il dibattito. A schierarsi con Grillo è l’ex ministro Danilo Toninelli: «Il simbolo del Movimento 5 Stelle deve tornare a Beppe Grillo. Se Conte e l’attuale gruppo dirigente vogliono portare avanti un progetto politico diverso, è loro pieno diritto farlo, ma con un nome e un simbolo propri» dice l’ex ministro.Dietro la nuova offensiva, secondo gli uomini più vicini al fondatore, ci sarebbe anche una questione che va oltre la politica. «Il desiderio forte di Beppe Grillo è quello di riprendersi il nome e il simbolo», sostiene l’ex deputato Marco Bella. «Sono suoi anche semplicemente dal punto di vista morale. Se io fossi uno dei parlamentari dell’attuale partito di Conte, mi sentirei in imbarazzo ad usare qualcosa che non mi appartiene. Come se qualcuno occupa casa». Una metafora che fotografa meglio di qualsiasi analisi lo stato dei rapporti tra il fondatore e il Movimento che porta ancora il suo marchio, ma sempre meno la sua impronta.
