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La sinistra dei forcaioli tra silenzi e imbarazzi

Schlein e Conte sono passati dagli abbracci al mutismo di queste ore. Difesa d’ufficio dei giustizialisti: il giornalista è una vittima, martire a sua insaputa

Il sindacato rosso della Rai si lamenta: "Poco spazio al referendum". Ma Ranucci presta il volto per il No

Da Amici miei ad Amici mai. L’arresto di Valter Lavitola è detonato nelle stanze del potere della sinistra creando più silenzio che frastuono. Più imbarazzo che sostegno. E sembra che dei baci di Sigfrido Ranucci con Elly Schlein e degli abbracci con Giuseppe Conte non sia rimasta traccia. Sepolti nel dimenticatoio. Come le piazze convocate per solidarietà nei giorni successivi all’attentato al conduttore di Report o i presidi davanti alla sede Rai di via Teulada. Giorni in cui si susseguivano dichiarazioni quasi quotidiane in sostegno dell’idolo Ranucci, assurto a martire delle destre dispensatrici di odio.

Il 18 ottobre 2025, la segretaria dem davanti alla platea del congresso del Pse ad Amsterdam esportava dichiarazioni di fuoco contro l’esecutivo: «In questo clima di odio, voglio esprimere la mia solidarietà a uno dei più noti giornalisti d’inchiesta italiani, perché ieri è stata trovata una bomba davanti a casa sua. La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l’estrema destra è al governo».

Il leader pentastellato invece si era precipitato sotto casa del giornalista a Pomezia e parlava di un Ranucci «delegittimato» dalle istituzioni e chiedeva contestualmente lo stop a tutte le querele nei suoi confronti come segno di solidarietà.

Ma oggi? Regna il silenzio. Almeno pubblicamente. Nessuno dei due ha parlato, nessuno dei due si è espresso sull’arresto dell’imprenditore amico di Ranucci né sull’evoluzione dell’indagine.

Sono stati mandati avanti i caporali del Pd e del M5s che hanno spostato il focus verso e contro il centrodestra. È un mutismo imbarazzato quello che avvolge il Campo largo in queste ore, una cortina dietro la quale si stanno rifugiando i nomi di peso. In compenso, si è fatto avanti Marco Travaglio che ha speso un editoriale per dire, in sintesi, che Ranucci non c’entra nulla con l’attentato, che è solo vittima di Lavitola e che quest’ultimo non ha influenzato l’autorevolezza di Report. Lode al coraggio, quanto meno quello di esprimersi. Al contrario, benché il ferragosto sia ormai vicino e sicuramente la segretaria del Pd si stia già godendo le meritate vacanze, in tanti aspettano una sua dichiarazione sulla vicenda, ben prima che Lavitola venisse arrestato. Dall’ottobre 2025 appunto quando fece le sue allusioni insinuando un collegamento tra la bomba e il governo salvo poi rinnegarlo mesi dopo. Ne sa qualcosa la premier Giorgia Meloni che attende le sue scuse da allora, quando scrisse un post al vetriolo: «Le parole hanno un peso. Anche le allusioni. E chi ha scelto di gettare ombre sul Governo e sull’Italia, addirittura davanti a una platea internazionale, oggi non dovrebbe negare l’evidenza». Elly invece nega e tace. Conte invece tace e basta. Amici di Ranucci prima, amici mai ora.

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