Salvini ieri ha chiesto a Sigfrido Ranucci di farsi da parte. «Penso che gli italiani meritino chiarezza». «Penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda» ha detto. E, con il leader della Lega, gran parte del centrodestra insiste perché il conduttore venga allontanato dalla guida di Report finché non si sarà fatta chiarezza. Posto che l’inchiesta lo considera estraneo al «progetto di attentato», la questione riguarda le sorti professionali del giornalista. Il tema è l’opportunità che il conduttore resti al comando del programma di inchiesta più importante dell’azienda pubblica. Che cosa direbbero gli spettatori se a novembre, quando ripartirà Report su Raitre, si rivedesse in onda Ranucci dopo tutto questo caos? Soprattutto che credibilità continua ad avere, presso il pubblico, un giornalista di inchiesta che non avrebbe capito il tradimento di chi riteneva proprio amico e che gli ha messo una bomba fuori casa con l’obiettivo di aumentare la sua popolarità per convincerlo a entrare in politica? Se lo chiedono da settimane ai piani alti della Rai, l’ad Giampaolo Rossi e il direttore Approfondimenti Paolo Corsini, in attesa che arrivino le conclusioni del lavoro del Comitato etico interno - che ha ascoltato nei giorni scorsi il giornalista stesso - e anche di quelle dell’Audit (indagine interna), dopo che la magistratura ha dato il via libera, sottolineando che la propria autorizzazione non era neppure necessaria. All’attenzione del comitato anche i giudizi di Ranucci su Rossi, la Rai e altri colleghi. Anche se nulla è ufficiale, i vertici della tv pubblica stanno pensando al modo più indolore per sostituire Ranucci e, nel contempo, salvare Report. Che è e rimane un marchio storico della Rai e una parte importante del palinsesto della terza rete.
La questione è trovare un conduttore e responsabile (Ranucci è vice direttore settore approfondimento) all’altezza del compito e anche non tacciabile di essere vicino al centrodestra per non alimentare le accuse di «TeleMeloni». Si parla di inviati storici come Giorgio Mottola e Giulio Valesini, o di conduttori come Federico Ruffo. Altra soluzione potrebbe essere quella di cambiare formula alla trasmissione, eliminando la conduzione in studio e confezionando le inchieste senza la consueta introduzione. Ciò non eliminerebbe alla radice - nel caso Ranucci rimanesse responsabile di Report - la questione che sta alla base delle accuse di faziosità (nella maggior parte contro esponenti della maggioranza) contro il programma, ma sarebbe meno «urticante» per una parte del pubblico che non vorrebbe rivedere in video il giornalista. Allo stato attuale, Sigfrido resta al suo posto e sta coordinando le inchieste per le prossime puntate che cominceranno l’8 novembre benché, si racconta, i colleghi siano in subbuglio e temano per il futuro. Nel frattempo, le repliche estive della stagione passata restano sospese. C’è poco tempo per decidere le sorti del giornalista, anche in base a quanto potrebbe emergere ancora dall’inchiesta.
