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Le Famiglie Sospese non si fanno abbindolare

Le Famiglie Sospese, le vittime del blocco urbanistico a Milano, mettono le cose in chiaro con il Comune

Sala alle famiglie sospese: "Ok a tavolo con procura e costruttori"

«A ottobre servono i titoli edilizi, non solo ascolto. E non fateci diventare carne da macello elettorale». Le Famiglie Sospese, le vittime del blocco urbanistico a Milano, mettono le cose in chiaro con il Comune. Ieri Natascia Tosoni (Pd) e Gianmaria Radice (I Riformisti), presidente e vice della Commissione Rigenerazione urbana, hanno annunciato una seduta il mese prossimo per «dare spazio e ascolto» al comitato. Che ringrazia ma precisa: «Dobbiamo essere onesti su ciò che l’ascolto da solo non risolve. Nel comunicato della Commissione si legge che la giunta “sta affrontando man mano tutte le istanze”. Non è quello che viviamo e non è quello che dicono i giudici. Il Tar si è già pronunciato due volte sull’inerzia del Comune, accertando il silenzio-inadempimento su pratiche rimaste ferme oltre ogni termine di legge. E ad oggi non ci risulta che alle pronunce sia seguito un cambio di passo negli uffici». Il nodo, ribadiscono da tempo, «non è solo normativo, ma gestionale. Mancano tre cose elementari: un elenco pubblico delle pratiche bloccate con il loro stato reale, un termine entro cui ciascuna riceverà una risposta, un interlocutore unico a cui una famiglia possa rivolgersi». Chiedono dunque «non una seduta d’ascolto ma di lavoro» con «la presenza della vicesindaca Scavuzzo e della Direzione Rigenerazione Urbana» e «la consegna di un cronoprogramma scritto con tempi e responsabili». Infine: «Abbiamo già pagato due anni di attesa, matrimoni rinviati. Non vogliamo diventare materia di contesa fra schieramenti in campagna elettorale».

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