Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 19:18
Interni

Lega, post congresso tra i casi Kiev e Matone

Tajani avverte: “Gli aiuti all’Ucraina continueranno”. E la deputata trasloca in Fi: “Stop al sovranismo”

La deputata della Lega Simonetta Matone durante la conferenza stampa della Lega 'Io Voto Si''? in vista del referendum sulla Giustizia, presso la Camera dei Deputati, Roma, 04 febbraio 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Nemmeno il tempo di archiviare gli applausi del congresso federale di Milano che ha riconfermato all’unanimità Matteo Salvini alla guida del Carroccio, che nella Lega si consuma un addio destinato a far discutere. Simonetta Matone (foto) lascia il gruppo parlamentare di via Bellerio per aderire formalmente a Forza Italia. Una decisione preannunciata dall’assenza dell’ex magistrato di Cassazione all’assise milanese e formalizzata con due lettere indirizzate a Salvini e al vicesegretario Claudio Durigon, dopo settimane di crescente malessere.Per il partito azzurro si tratta di un innesto di peso: figura nota al grande pubblico anche per le sue frequentazioni televisive, Matone rivendica una scelta di campo ben precisa all’interno della maggioranza. «Io rimango saldamente nel centrodestra — spiega —, ma sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili. Forza Italia rappresenta un centrodestra illuminato, punto di riferimento dei moderati, erede del garantismo di Silvio Berlusconi e ancorato a una visione equilibrata anche in politica estera». Forza Italia saluta il suo ingresso, con Maurizio Gasparri che ricorda la naturale vicinanza del magistrato ai valori azzurri - «è sempre stata una moderata liberale» - ed Enrico Costa e Deborah Bergamini che ne sottolineano la cultura garantista. Ai fedelissimi, la deputata romana non ha nascosto le ragioni della rottura: una mancata valorizzazione all’interno della Lega, un progetto politico ritenuto poco attento al Centro-Sud e la netta contrarietà a quella che definisce una deriva antieuropeista e giustizialista.Il passaggio si consuma in uno snodo delicato, mentre la maggioranza è impegnata nel serrato confronto sulla Manovra. Ma è soprattutto la politica estera a far emergere le differenti sfumature dentro l’alleanza. Al congresso, Salvini ha ribadito la linea critica verso nuovi aiuti economici o militari a Kiev. La replica di Antonio Tajani non s’è fatta attendere: «La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario». Il ministero degli Esteri ha poi confermato l’arrivo imminente del nuovo pacchetto di aiuti militari, ribadendo l’auspicio di un negoziato. «Ci auguriamo che possa realizzarsi quanto prima l’incontro tra Zelensky e Putin, magari con una presenza americana ed europea affinché si possa raggiungere la pace. Deve essere una pace giusta, non può essere la sconfitta dell’Ucraina la pace».

Commenti