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L’ennesimo stop dell’“Unità”. Un altro fallimento per Schlein

La leader sognava di annunciare l’acquisto dello storico quotidiano da parte del Pd, ma il progetto si è arenato: licenziati il direttore e tre giornalisti. I contrasti con l’imprenditore Romeo

Tra i dem In alto Stefano Bonaccini, al centro Ernesto Ruffini, in basso Goffredo Bettini

Acquistare l’Unità sarebbe stata l’operazione da sbandierare alla festa nazionale del Partito Democratico, appunto de L’Unità, nel giorno del comizio finale di Elly Schlein. La numero uno del Nazareno si era messa questo in testa. Un annuncio choc davanti al popolo democrat. «Voglio ridare ai nostri elettori il giornale fondato da Antonio Gramsci, voglio che torni a essere uno dei punti di riferimento dei nostri sostenitori. Deve tornare a casa l’Unità!». Una mossa simbolica anche per provare a riconquistare vecchi lettori, ex tesserati di Botteghe Oscure, un pezzo di ditta deluso dall’azione del Pd. Così da servirsene nella lunga campagna elettorale delle primarie e delle elezioni politiche. In estrema sintesi, puntare sull’effetto nostalgia per allargare il consenso.

E invece al momento Elly non è riuscita a riportare a casa il giornale partito. Anzi, il 14 settembre - esattamente 24 ore dopo la chiusura della festa nazionale dell’Unità - è successo un fatto non positivo, perché è arrivata la lettera di licenziamento all’attuale direttore Piero Sansonetti, tre redattori e un grafico. «Sono dispiaciuto, parlerò più avanti», ha risposto così al Giornale lo stesso Sansonetti. Ufficialmente la trattativa tra il Pd e l’editore Romeo sembra al momento sospesa. Le parti a quanto filtra non si parlano da settimane. Fin da subito Schlein ha affidato il dossier al tesoriere Michele Fina, che ha seguito passo passo il dossier, e adesso si ritrova senza l’Unità e per di più con un quotidiano che è ormai una scatola vuota. E Fina al Giornale fornisce questa versione: «Purtroppo la trattativa è ferma, a molte settimane fa. Non ci sono state ulteriori interlocuzioni. Noi ci siamo fermati perché non avremmo potuto accettare la richiesta di Romeo che avrebbe voluto costituire una società insieme. In sintesi, Romeo avrebbe voluto una quota di minoranza. Ma noi gli abbiamo risposto che per policy interna sarebbe stato inopportuno condividere la società. Gli abbiamo offerto un milione di euro. Che è più di quello che realmente vale. Ma ha declinato. Certo alla luce dei licenziamenti di oggi (ieri per chi legge, NdR) non mi pare voglia investire. Di sicuro noi possiamo assumere questo impegno perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il Pd. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni». Se questa è la sintesi della trattativa resta il dato politico.

L’Unità è ferma dal 7 luglio, i giornalisti sono stati licenziati, e un pezzo di storia della sinistra rischia di finire ancora una volta archiviato. È la ragione per cui al Nazareno si parla a bassa voce «di fallimento di Elly», perché la promessa di un ritorno del quotidiano fondato da Gramsci non è stata mantenuta. E perché, secondo alcune fonti qualificate, «è stata Elly a impuntarsi perché non vuole nessuno, quindi non certo Romeo». Alcuni parlamentari del giro riformista ridono sotto i baffi: «Erano lì pronti per festeggiare. Elly voleva farsi il suo quotidiano. E invece si tratta di un altro insuccesso».

Così il giornale partito si ritrova a un passo dalla crisi definitiva. Un quotidiano che dal 2011 ondeggia fra liquidazioni, nuove acquisizioni, promesse di rilancio, fino all’ultimissimo annuncio estivo di Elly di riportare l’Unità al Nazareno per rivendicare che ella, ovvero Elly, rappresenta la vera sinistra. Tentativo al momento fallito.

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