M5S allo sbando, Grillo si gioca l'ultimo vaffa

Rischio alleanze e Letta bis, l'ex comico pensa alla piazza e minaccia i dissidenti: "Siamo in guerra"

M5S allo sbando, Grillo si gioca l'ultimo vaffa

Roma - Dopo la ribellione, come sempre, arriva l'editto: «Chi vuole guardarsi l'ombelico si tiri fuori. Il M5S non è il suo ambiente. Presto faremo il terzo VDay. Tenetevi pronti». Grillo usa la tattica collaudata: stringere più forte le redini del comando quando qualche cavallo scalpita. Ieri ha scritto un lungo posto sul blog, guardacaso dopo la riunione dei suoi senatori della sera precedente, dove sono emersi problemi soliti e nuovi. Con un'autocritica inedita: grillismo ormai è «bigottismo», l'attacco della senatrice Enza Blundo. Proprio per ricompattare la squadra il comico si prepara al grande evento. Se possibile più partecipato delle ultime proposte collettive del Movimento, come la diretta streaming della fatidica riunione dell'altra sera, seguita da cinquecento persone (tra cui chissà quanti giornalisti).
Il M5s è ritornato nell'arena politica dopo le vacanze con una serie di ripicche incrociate sui social network, e con una questione regina: dialogo con gli altri partiti sì o dialogo no? (soprattutto in vista della riforma elettorale). La questione è talmente dirompente che alla riunione congiunta di deputati e senatori di ieri pomeriggio alla Camera si è notata la clamorosa assenza di un dialogante - già candidato alla leadership del gruppo al Senato a fine primavera - Luis Orellana.
Se ci fossero state delle incertezze sulla linea, Grillo ha pensato bene di fugarle ieri postando il suo commento proprio a riunione in corso, come era già capitato altre volte, con i suoi grillini che vengono a conoscenza degli ordini del capo-deus ex macchina dal telefonino, collegandosi a internet mentre sono in assemblea. «In questa partita - ha scritto dunque ieri Grillo - non è previsto il pari, ma solo lo scacco matto. Siamo in guerra, una guerra che deciderà il destino di questo Paese per il prossimi decenni». Bisogna «tornare nelle piazze». E mentre Orellana ribadiva che non bisogna «avere tabù sulle alleanze, potremmo avere un fortissimo peso contrattuale», il capogruppo, Nicola Morra, ripeteva come un mantra le parole di Grillo: «Siamo in guerra. Siamo in guerra contro il palazzo e il potere. Grillo l'ha fatto il tentativo» di alleanza «con Bersani, ma è stato tutto inutile». Per Orellana c'è già odore di espulsione, l'ennesima. Per ora arriva l'avvertimento in stile grillino: «Son sicuro che (Orellana, ndr) riconsidererà le sue parole - il commento di Morra - perché altrimenti dovrà prendere atto che le strade divergono. La logica è questa».
Sempre dal Senato, dall'ala degli ultragrillini, arriva la proposta di Sara Paglini: «Votiamo un foglio sottoscritto da tutti e 50, in caso di voto di fiducia al governo Letta, alias Pd e Pdl, il voto del M5s sarà compatto, no ad alleanze e fiducia a questi partiti».
A parte le divergenze sul dialogo, questi sette mesi hanno portato malumore, persino odio, nei gruppi stellati. Il senatore Maurizio Romani lo dice apertamente: «Quello che emerso è un grande astio. È un astio presente in questa stanza e che nessuno ha il coraggio di affermare che esiste. Sembra che siamo divisi in due, forse tre gruppi». «Ci persone che si sono presentate qui chiedendo: Come stai? Ti trovo abbronzato - la denuncia di Claudio Martelli - Se vogliamo fare gruppo le cose si dicono in faccia».

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