Agli italiani il ballottaggio piace. Il 52% è favorevole all’introduzione del secondo turno alle elezioni politiche. Forse attrae in quanto restituisce agli elettori il potere di decidere direttamente chi deve governare. È questo il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata da Noto Sondaggi per Il Giornale.
Fermarsi a queste percentuali non spiegherebbe il vero motivo per cui i cittadini, disaffezionati al ballottaggio in occasione delle elezioni amministrative, lo chiedono per eleggere il Parlamento. Una risposta arriva dal confronto con il premio di maggioranza. Se bisogna garantire comunque una maggioranza parlamentare, il 52% ritiene che sia più democratico che le due coalizioni più votate si sfidino che assegnare direttamente un premio allo schieramento arrivato più votato. La differenza è sostanziale. Nel caso del secondo turno la maggioranza viene conquistata attraverso un voto e quindi decisa dagli elettori, con il turno unico, invece, è la norma del premio che prevede chi governerà. E gli italiani sembrano preferire la prima strada.
Il ballottaggio, però, avrebbe conseguenze molto più profonde nel comportamento elettorale. Potrebbe cambiare la stessa natura della competizione politica. Al primo turno ciascun partito avrebbe interesse a marcare la propria identità, mobilitare il proprio elettorato e misurare il proprio peso. Al secondo, invece, comincerebbe un’altra partita. Non vincerebbe necessariamente chi possiede l’elettorato più fedele, ma chi riesce a diventare maggiormente accettabile per gli elettori rimasti senza la propria lista. Ed è qui che emerge un altro dato interessante. Agli intervistati è stato chiesto cosa farebbero qualora la coalizione o il partito votato al primo turno non arrivasse al ballottaggio. Tra questi solo il 16% afferma che probabilmente non andrebbe a votare. Il 40% sceglierebbe invece la coalizione più vicina alle proprie idee, mentre il 32% voterebbe soprattutto per impedire la vittoria dello schieramento percepito come più lontano. Sommando questi ultimi due gruppi si evince che il 72% dei votanti i partiti esclusi parteciperebbe comunque alla scelta finale. È una percentuale che racconta molto della politica italiana di oggi in quanto al secondo turno conviverebbero due profili completamente differenti: chi vota «per» e chi vota «contro». Il ballottaggio diventerebbe così non soltanto una competizione tra due coalizioni, ma una sorta di referendum reciproco sui due schieramenti.
Per il centrodestra e per il campo largo la vera sfida diventerebbe quindi la capacità di espansione. Arrivare primi al primo turno potrebbe non bastare. Occorrerebbe cercare il consenso di chi aveva votato i partiti rimasti fuori.
Il ballottaggio avrebbe dunque un effetto ulteriore trasformando le elezioni politiche in due momenti differenti. Il primo sarebbe il voto dell’appartenenza, il secondo quello della scelta di governo. Agli italiani piace, dunque, il secondo turno. E soprattutto, quando vengono messi davanti all’alternativa tra lasciare alla legge elettorale il compito di costruire una maggioranza o tornare alle urne per sceglierla direttamente, preferiscono la seconda soluzione.
*direttore Noto Sondaggi
