Non più tardi di una settimana fa Beppe Sala aveva lanciato un messaggio chiaro, ai 5 Stelle ma valido per tutti i partiti della coalizione: «Io mi sono fatto un mazzo così e non farò svilire il mio lavoro, di fronte a un attacco generico ne avrò da dire per tutti nei prossimi mesi». E quindi non ha digerito che il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, pronto a correre alle primarie (se ci saranno) abbia dichiarato alla Festa dell’Unità martedì sera che «dobbiamo far sì che la gestione della cosa pubblica sia meno condizionata dalla lobby del cemento». Apriti cielo. «Spero che il dibattito a sinistra non avvenga per slogan ma per idee concrete, comprensibili dai milanesi - ha tuonato ieri mattina il sindaco -. Nella fattispecie, ricordo che da un recente studio del Politecnico emerge che il costruito a Milano negli ultimi 10 anni è aumentato dello 0,37%, quindi è pari a oggi, nel frattempo gli oneri di urbanizzazione sono passati dai 46 milioni del 2015 ai 140 del 2025 con una punta, ovviamente prima del blocco urbanistico, di 270 milioni nel 2023». Il messaggio a Majorino: «Abbiamo triplicato gli oneri, se c’è una che il dibattito non avvenga su numeri concreti e fatti. Agli slogan risponderò sempre». Al Pd Lorenzo Pacini che popone ad esempio biglietti Atm gratis fino a 16 anni e abbonamenti a 50 euro ha «detto di spiegare come immagina di compensare le entrate». Anche il giornalista Mario Calabresi, pronto a scendere in campo, domenica scorsa ha sostenuto che la città ha bisogno di più spazi verdi. Pure qui, Sala torna a citare lo studio del professor Stefano Salata del Politecnico e «i dati non dicono questo, mostrano un grande aumento di spazi verdi. Se dovessi farmi un’autocritica, va migliorata la cura. La depavimentazione in tanti casi serve e non ci fermiamo ma dobbiamo fare meglio sulla cura, ci sono 8 mesi davanti».
Tregua? Non troppo. Il capogruppo Pd nel pomeriggio torna ribadire il punto: «Capisco l’orgoglio con cui Sala difende le cose fatte, tuttavia su Casa e Urbanistica ci sono nuove priorità e necessità urgenti di intervento. Non dobbiamo avere paura nel dirlo». E ribadisce che «quel che non ci serve è lo strapotere della lobby del cemento che agisce condizionando il mercato immobiliare. Ci sono operatori a Milano che non agiscono solo sullo sviluppo e la rigenerazione urbana ma intervengono de facto anche nella gestione del patrimonio edilizio, talvolta generando dinamiche speculative. Tutto questo prescinde dal consumo di suolo, il fenomeno può investire interi quartieri con effetti rilevanti sul mercato urbano». Il consigliere regionale FdI Marco Bestetti premette di non voler «partecipare a questa lotta nel fango a sinistra» ma «non si può neanche pensare di prendere in giro i milanesi. Majorino non può fingere di arrivare da Marte avendo ricoperto ruoli di primissimo piano a Milano e Sala non si presenti come chi ha reso la città un prato di violette. Dal 2011 a oggi, compresi gli anni con Majorino assessore, sono stati consumati 200 ettari di suolo». Per il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico «la corsa a smarcarsi da Sala non conosce limiti, ma Majorino è stato per otto anni assessore comunale (prima con Pisapia e poi con Sala, ndr.) e il suo Pd ha amministrato la città per quindici anni. E ora dichiara che Milano è in mano alla lobby del cemento?».
E Majorino ha deciso di querelare l’ex Fi Pietro Tatarella che sui social ha contestato il post in cui commentava la notizia secondo cui Netanyahu avrebbe saputo in anticipo del folle atto terroristico del 7 ottobre: «Milano rischia di avere un sindaco antisemita capace di esternazioni simili senza alcun riscontro oggettivo». Lo querelo, ha scritto ieri il dem, «perchè mi ha dato dell’antisemita». Tatarella ribatte che «al confronto in tribunale preferisco quello politicoo, anche duro, un dibattito su Isreele e Palestina».
