La mamma dei gemelli: "Sono come figli miei". Ma lo stabilirà il Dna

Il caso degli embrioni scambiati. Manca una norma che dica di chi siano i bimbi, scatta il test genetico per le coppie coinvolte. L'errore sui cognomi per procedure sbagliate

La mamma dei gemelli: "Sono come figli miei". Ma lo stabilirà il Dna

Roma - Un errore materiale, una svista causata, forse, dal mancato rispetto di tutte le procedure previste dal protocollo. Lo scambio di embrioni si sarebbe verificato un momento prima del transfer in utero. Sul tavolo le provette con gli embrioni frutto della fecondazione in vitro, identificate soltanto dai nomi scritti in corsivo, vengono confuse e destinate alla coppia sbagliata. Emergono nuovi particolari, ancora da confermare, sullo scambio di embrioni che sarebbe avvenuto il 4 dicembre scorso presso il Centro di riproduzione assistita dell'ospedale Pertini di Roma. Intanto è stato deciso di procedere all'esame del Dna di tutte le coppie coinvolte (tre oltre quella in attesa dei gemelli) per confrontarlo con il Dna dei due feti che la donna, vittima dello scambio, porta in grembo. I campioni biologici dei gemelli sono conservati nella struttura dove è stato eseguito l'esame dei villi coriali che ha svelato l'incompatibilità genetica della coppia con gli embrioni. Tutte le coppie coinvolte hanno dato la loro disponibilità e così sarà possibile individuare anche i genitori «genetici» dei gemelli. Due le indagini in corso. Quella del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ieri ha inviato gli ispettori al Centro già chiuso da oltre due settimane e che forse oggi renderà note le sue conclusioni. In corso anche gli accertamenti affidati alla Commissione di esperti nominata dalla Regione Lazio e guidata dal genetista, Giuseppe Novelli, che dovrà confermare prima di tutto se davvero ci sia stato lo scambio di embrioni o se invece si sia trattato di uno scambio di referti al momento dell'esame genetico eseguito al terzo mese di gravidanza. «L'accordo è stato trovato, nel giro di due o tre giorni faremo chiarezza potremo capire cioè a chi appartengano davvero i feti - garantisce Novelli - Solo così si potranno escludere le varie possibilità al momento ancora in piedi». Intanto il Pertini è stato preso d'assalto da tutte le coppie che hanno eseguito presso il loro centro la fecondazione assistita, angosciate all'idea che anche nel loro caso possa esserci stato un errore. La Asl Roma B ha fatto sapere che eseguirà test genetici a tutte le coppie che ne faranno richiesta per essere rassicurate.

La donna in attesa dei due gemelli geneticamente non suoi è comunque decisa a portare avanti la gravidanza. Nonostante l'errore, lo choc della notizia e ora anche il clamore sollevato dal caso questi due bambini dunque nasceranno. Unica certezza in una vicenda di cui è ancora impossibile immaginare l'esito finale. «La coppia vuole tenere i bambini, la mamma considera i gemelli come figli suoi. Ci troviamo di fronte ad un caso unico che farà giurisprudenza visto che nella materia c'è un vuoto normativo -dice l'avvocato della coppia, Michele Ambrosini - Per ora non faremo denunce penali ma non escludo che la Procura intervenga d'ufficio». Certo, aggiunge l'avvocato, la mamma quando ha ricevuto la notizia ne è stata «psicologicamente devastata» e la stessa sofferenza è toccata al padre. Che cosa succederà quando i genitori genetici scopriranno di esserlo? Per l'avvocato Filomena Gallo, segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, vanno considerati due elementi. Il primo è che la coppia vittima dello scambio aveva firmato un consenso informato per una fecondazione omologa mentre poi ha scoperto che era stata eseguita una eterologa ma senza il consenso degli interessati. Il secondo elemento è che l'altra coppia, quella dei genitori genetici, era titolare dei diritti sui gameti. Insomma gli embrioni erano di loro «proprietà» quindi potrebbero rivendicarne il possesso. Ma per Sebastiano Maffettone, professore di Filosofia Politica presso la Luiss, occorre rifarsi al diritto romano: la madre è la donna che partorisce ed il padre è suo marito, «la paternità sociale» è quella che conta.

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