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Michele Emiliano ancora senza poltrona. Il rischio è che torni a fare il magistrato

Il Csm non ha ancora deciso se l'ex pm può restare ancora fuori ruolo e diventare consulente di Decaro

Michele Emiliano ancora senza poltrona. Il rischio è che torni a fare il magistrato
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Dopo 23 anni potremmo ritrovarci di nuovo Michele Emiliano con la toga. Il rischio è concreto per l'ex governatore della Puglia. Dopo essersi ritirato dalla corsa alle elezioni del 2025, per l'ex pm era infatti pronta una poltrona da consigliere giuridico di Antonio Decaro, suo successore alla guida della Regione. Un modo anche per restare nel mondo della politica in cui è entrato nel 2003, quando si candidò a sindaco di Bari.

Ma il Consiglio superiore della magistratura per il momento non ha ancora deciso sulla sua richiesta di poter continuare a stare fuori dalla magistratura e avere così un incarico in Regione, con un compenso - tra l'altro - di 130mila euro l'anno.

Una scelta, sostiene Repubblica, che potrebbe dipendere dalla volontà di non rinfocolare le tensioni sulla campagna per il referendum sulla Giustizia. Ma che potrebbe più verosimilmente dipendere dal fatto che sono diversi i magistrati che hanno chiesto di poter mettere la toga in aspettativa. Almeno una quindicina, dice sempre Repubblica, le pratica arrivate sul tavolo della Terza commissione presieduta da Marcello Basilico.

C'è anche un problema di numeri. Secondo la legge Cartabia, infatti, sono 180 - e non più 200 - i magistrati che possono andare fuori ruolo e solo 40 quelli che possono dipendere da istituzioni diverse dai minister della Giustizia, degli Esteri o da Csm e altri organi costituzionali.

Se quindi, una volta arrivati alla cartella di Emiliano, queste soglie sono state già raggiunte, l'ex presidente della Regione Puglia sarebbe costretto a tornare in magistratura (e anche a traslocare in un'altra regione).

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