Ho letto l’altro giorno il comunicato del sindacato dei giornalisti. E sono rimasto a bocca aperta per questo passaggio: “Per tutti questi motivi torniamo a scioperare. Lo facciamo per noi. Per la nostra dignità. Per il nostro futuro. Lo facciamo per voi e per la nostra e vostra libertà di cittadini. Chiediamoci quanto sia libero un giornalista costretto alla catena di montaggio dell’informazione; quanto possa tenere la schiena dritta un collaboratore pagato a cottimo; quanto sarà sereno un redattore che non potrà più contare sulle indispensabili tutele contrattuali. Chiedetevi se vorreste ancora informarvi sulle pagine di quei giornali, ascoltando quei tg, scorrendo i social e le pagine online di quelle testate”. Ma vi rendete conto? Allora, amici miei. Se volete fare una battaglia per salari più giusti, è comprensibile. Se pensate che i neoassunti guadagnino troppo poco, lo comprendo. Ma non è che dalla vostra busta paga dipende la democrazia. Non esagerate.
E poi, scusate, cari amici miei: io ho lavorato per 10 anni “a cottimo” eppure ho tenuto la schiena dritta, senza problema alcuno. Trovo offensiva questa vostra espressione. E non c’entra un piffero la serenità di un redattore con le “tutele contrattuali”, perché tutti sanno che il contratto giornalistico è scandalosamente stracolmo di tutele, festivi ultra pagati e tante altre cose che altri lavoratori si sognano. Dai, basta scemenze.
Alla fine ce l’hanno fatta: guardate la prima pagina di oggi del Domani e capite che, per loro, il voto sulla giustizia è solo politico. Si vede una caricatura della Meloni con sopra la scritta “Dille di no”. In sostanza la prima pagina esprime questo concetto: non importa se questa riforma serve o meno alla giustizia, l’unica cosa che conta è mandare a casa Meloni. Patetici.
Il simbolo della burocrazia italiana è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, per votare, deve andare a Palermo, luogo immagino della sua residenza. Manco il Capo dello Stato siamo in grado di far votare fuorisede.
Mi sorprende che un pezzo di vecchi leghisti se la prenda con Matteo Salvini? No. È logico. La Lega di oggi non è la Lega Nord di ieri. Quindi comprendo i nostalgici di una stagione irripetibile, se oggi lo hanno criticato al funerale di Umberto Bossi. Ma qualcuno si ricorda in che stato era il Carroccio quando Salvini l’ha ereditato da Maroni? Ecco. Se oggi quei dirigenti fanno i ministri, vuoi o non vuoi, lo devono anche al “Capitano”.
L’affluenza aiuta il No o il Sì? Boh. Solo gli indovini possono saperlo. Non date troppo ascolto a chi pensa di avere la risposta in tasca. A meno che ci sia chi sta fiutando qualche exit poll…
Resto dell’idea che sia una buona notizia se in tanti vanno a votare, soprattutto in un’epoca di disaffezione totale dalla politica. Sarà stata pure una “brutta” campagna elettorale, come dicono quelli chic. Ma la verità è che, in democrazia, vuoi o non vuoi, se parli solo dei contenuti e non fai un po’ di cinema, poi finisce che alle urne non ci va nessuno. È brutto, ma è la vita.