"Monti ha toccato il fondo E il Pd sapeva tutto su Mps"

Berlusconi risponde alle invettive del Prof: "Cattiveria in ogni sua dichiarazione". Su Finmeccanica: "Mai pronunciato la parola tangenti. Sono un reato da evitare"

"Monti ha toccato il fondo E il Pd sapeva tutto su Mps"

Roma - L'amarezza per l'escalation polemica innescata da Mario Monti e per la «discesa» del Professore sul terreno degli insulti. La «confessione», davanti alla platea della Coldiretti, dei suoi trascorsi da «lavoratore dei campi». La puntualizzazione sulle tangenti, «che sono un reato». I complimenti - con riserva per la scelta di inserirlo in un contesto come quello sanremese - al comico Maurizio Crozza.
Silvio Berlusconi continua a moltiplicare sforzi ed energie e a spendersi fino in fondo nei vari appuntamenti della campagna elettorale. Un tour de force senza rete, senza filtri e senza il timore di incorrere negli strali dei benpensanti e della sinistra, come nel caso Finmeccanica con la sua difesa dell'interesse nazionale. «Oggi non siamo più in una piena democrazia e libertà per il ruolo che ha assunto questa magistratura, un ruolo onnipotente, fuori da ogni controllo, addirittura contro l'interesse dello Stato, come è successo con i suoi interventi nei confronti dei nostri grandi gruppi» dice Berlusconi a Radio Anch'io. «L'altroieri era il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati. È diventato il giorno di San Vittore. Non è una cosa buona, potevano scegliere almeno un altro giorno», sorride. Poi su Finmeccanica. «Non ho mai pronunciato la parola tangenti. Sono un reato e va evitato. E quando accade va punito. Ma dopo gli interventi della magistratura, i concorrenti si stanno fregando le mani». Comunque «non siamo assolutamente di fronte a una nuova tangentopoli. Ci sono casi isolati creati da certa magistratura per produrre una cortina di fumo e nebbia sullo scandalo Mps che vede coinvolto il Pd» dice a SkyTg24.

Il discorso si sposta poi sugli altri protagonisti della campagna elettorale e sull'epiteto di «cialtrone» affibiatogli dal premier uscente. «Le persone non cambiano, si rivelano. E Monti ormai si è rivelato per quello che è. Ha toccato il fondo. Questo è Monti, che avevamo tutti sovrastimato. Era il deus ex machina di un governo tecnico, è sceso in politica smentendo le garanzie date, dovrebbe dimettersi da senatore a vita perché io non avrei mai controfirmato la sua nomina se avessi saputo che scendeva in politica. È diventato un politicante qualsiasi, alleato con altri due politicanti di vecchia data». Berlusconi fa anche un parallelo tra Monti e Romano Prodi: «Di lui si diceva “ha una bonomia che viene fuori dai suoi artigli”, ecco per Monti vale ha una cattiveria che viene fuori da ogni sua dichiarazione». Una stoccata è riservata anche a Beppe Grillo. «Non credo che gli italiani possano essere così fuori di senno da dare il voto a Grillo che è solo distruttivo e per l'80% presenta candidati provenienti dai comitati No Tav e dai centri sociali». Semaforo rosso anche su un possibile referendum sull'Ue. «Oggi non è il caso di farlo, gli esiti sarebbero negativi. Gli italiani sono contro l'Europa della burocrazia che non è quella che avevamo sognato».

La sua giornata, però, è segnata soprattutto dal contatto con la platea di Coldiretti. Un ambiente che accende in lui aneddoti giovanili. «Confesso di essere stato anch'io un lavoratore dei campi, quando avevo 7 anni per mantenere la famiglia, mio padre era dovuto fuggire in Svizzera perché antifascista e io ho dovuto mungere le vacche» racconta. La fattoria dove si recava si trovava «su una collina vicino a Como e avevo come pagamento una calderina con uno yogurt». Per tornare a casa «passavo sopra il camposanto e, siccome avevo una zia che la sera davanti al camino raccontava storie di diavoli e io ero terrorizzato, quando d'inverno che faceva buio presto io passavo con gli occhi chiusi per la paura». Non è finita qui, però. Perché Berlusconi ricorda di «aver anche lavorato la terra e raccolto patate». Infine un commento sul «caso Crozza» e sulla contestazione al Teatro Ariston. «Non erano due-tre a contestarlo ma il 20% del pubblico. Crozza a me sta simpatico, è molto bravo, ha dei testi intelligenti. Ma credo sia stato sbagliato inserirlo nel festival della canzone con il rischio di farlo diventare il festival dell'unità».