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Via Monti, l'Imu e meno Merkel Ecco il manifesto di Berlusconi

Governo Monti in allarme: "L'appoggio non è scontato". Il Cav: "Lo spread elevato frutto dell'egoismo di Berlino e della Francia succube"

Via Monti, l'Imu e meno Merkel Ecco il manifesto di Berlusconi

nostro inviato a Lesmo (Monza)
Cinque punti, come nel 2001 quando firmò in tv il contratto con gli italiani. Silvio Berlusconi convoca stampa e tv a Villa Gernetto, sede dell'«Università della libertà», e detta il suo programma per il 2013. Meno tasse, che significa abrogazione dell'Imu, casa sottratta al fisco, più tagli a sprechi e spese. Stop ai metodi violenti di Equitalia. Eliminazione del tetto all'uso dei contanti. Fine dell'«uso barbaro» delle intercettazioni. Riforma radicale della giustizia.
Con questo suo nuovo manifesto il Cavaliere ritorna all'attacco. Conferma il «passo indietro» sulla candidatura a premier: non sarà più lui, lo sceglieranno le primarie. Su tutto il resto Berlusconi compie un passo avanti: farà campagna elettorale e tornerà in tv dopo un anno di assenza. Voleva dedicarsi a costruire ospedali in Africa, all'università del pensiero liberale e al Milan.
Dice di averci ripensato dopo la «fantascientifica» sentenza di Milano che consegna il Paese a una «dittatura dei magistrati», una «magistratocrazia». Berlusconi con al fianco l'avvocato Niccolò Ghedini dettaglia le anomalie del tribunale: «I commenti del presidente sono stati anche eccessivamente cortesi», chiosa il legale. Tuona il Cavaliere: «L'Italia non è più una democrazia. La giustizia non può più andare avanti così, mi sento in dovere di continuare la modernizzazione del Paese mettendo davanti a tutto una riforma della giustizia affinché non capiti ad altri quanto è capitato a me». Cioè una «persecuzione giudiziaria» culminata nella «rapina del millennio»: il maxirisarcimento a Carlo De Benedetti. Il prossimo capitolo sarà la sentenza su caso Ruby, processo «scandaloso» e «basato su stupidaggini».

La giustizia sarà l'argomento principe dell'imminente campagna elettorale: separazione «anche fisica» delle carriere tra inquirenti e giudici, riforma della Corte Costituzionale (con norme diverse per scegliere i giudici supremi) e del Csm, una nuova legge sulle intercettazioni: «È barbaro e incivile non poter usare liberamente il telefono». Ma non ci sono soltanto le toghe tra i bersagli di Berlusconi. A un anno dall'insediamento di Mario Monti, il Cavaliere dà sfogo a tutto quello che ha taciuto in questi mesi.
«Una campagna ben congegnata mi ha addossato ogni responsabilità mentre mi facevo da parte - ricostruisce l'ex premier - in realtà lo spread elevato era frutto dell'egemonia egoistica della Germania che ha forzato il Consiglio dei capi di governo a prendere decisioni da me mai condivise. I dati sulla salute dell'Italia non erano corretti. Dopo aver contraddetto Germania e Francia, sua succube, è partito un attacco alla mia immagine. I sorrisini tra la signora Merkel e Sarkozy sono stati un assassinio della mia credibilità internazionale. Le banche tedesche hanno avuto l'ordine di vendere i titoli del debito italiano. I mercati hanno percepito la tensione e hanno preteso interessi più alti per il maggiore rischio. Ecco spiegato lo spread, il mio governo non c'entra».
Monti ha «adottato al 100 per cento le indicazioni della Germania egemonica, trascinando il Paese in una spirale recessiva senza fine» fatta di tasse, soprattutto sulla casa, e di un regime di «estorsione fiscale» il cui braccio, Equitalia, usa «strumenti da Paese di polizia tributaria». «Si sta tutti male - si sfoga Berlusconi - gli italiani sono spaventati da questo sistema violento di riscossione. Abbiamo la pressione fiscale più alta del mondo, dobbiamo impedire nuove imposte e l'aumento delle aliquote esistenti. Va abrogata l'Imu con l'impegno di non mettere mai più altre tasse sulla casa, il pilastro su cui le famiglie programmano il futuro».

La misura è colma al punto che non è più scontato l'appoggio al tecnogoverno Monti. «Nei prossimi giorni decideremo se sia meglio togliere la fiducia immediatamente o aspettare il poco tempo che ci separa dalle elezioni. Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la spirale recessiva in cui ci ha precipitato questo governo e il fatto che la sfiducia potrebbe essere presa in un certo modo dal mondo della finanza».
La chiusura a Monti però non è totale: «Potrebbe fare ancora il premier se si candiderà: un premier chiamato ma non eletto è una parentesi della vita democratica». Gli elettori dovranno fare una «scelta di campo: o di qua o di là». Un «rassemblement» di tutti i moderati - «compresi Casini e Montezemolo» - è, per Berlusconi, la formula migliore per sconfiggere le sinistre. In attesa di capire con quale legge elettorale si voterà, il passo indietro sulla candidatura a premier dovrebbe favorire questo percorso. Ora vediamo chi ci sta.

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