Il "moralizzatore" di Grillo organizzava rapimenti

Costa, attivista del Movimento e candidato in Veneto, finisce in manette per rapina e sequestro di persona

Roma - Finora l'unico caso di «sequestro» a opera di esponenti del Movimento Cinque Stelle era stato quello politico-metaforico denunciato a fine gennaio dal parlamentare del Pd Francesco Sanna, quando i pentastellati «occuparono» la Commissione Affari costituzionali, impedendo anche ad alcuni colleghi di altri partiti di uscire dall'aula.

Il grillino Stefano Costa, candidato 37enne alle prossime comunali di Bassano del Grappa per M5S, noto nel locale meetup come «il moralizzatore», invece, un sequestro per nulla metaforico l'avrebbe fatto davvero, circa sei mesi fa.

Mercoledì mattina i carabinieri di Cittadella, in provincia di Padova, l'hanno arrestato insieme al presunto socio, Nerio Corò, veneziano, allenatore di calcio dei dilettanti del Noventa di Piave. I due sono accusati di rapina aggravata, sequestro di persona ed estorsione.

Il poco ortodosso «moralizzatore» e il suo sodale avrebbero contattato il titolare di un'azienda di Camposampiero, nel Padovano, specializzata in serigrafie, fingendosi interessati a fare affari insieme. Ma al primo appuntamento, a novembre del 2013, scatta la trappola per organizzare il sequestro-lampo. Uno tra il grillino e il suo socio, dopo aver «attirato» il proprietario dell'azienda a Campese (Comune di residenza di Costa), si sarebbe spacciato per finanziere, «arrestando» per «evasione fiscale» l'imprenditore 56enne, il quale non ha opposto resistenza, salvo ritrovarsi in breve legato, imbavagliato e minacciato con un coltello a bordo della sua auto.

L'uomo è stato liberato solo dopo aver acconsentito a pagare quanto prima un «riscatto» di 200mila euro. L'ormai ex candidato Costa (escluso dalla lista dopo l'arresto) e Corò, peraltro, avrebbero in seguito continuato a intimidire e minacciare l'imprenditore per indurlo a mantenere l'impegno e pagare il prezzo della sua liberazione, qualificandosi anche come affiliati alla 'ndrangheta per rendere più efficace la pressione. La vittima, però, si era già rivolta ai carabinieri di Cittadella, che dopo alcuni mesi di indagini hanno individuato i presunti responsabili, mandando Costa dietro le sbarre a Vicenza e il suo «socio» ai domiciliari.

Ieri, nel faccia a faccia con il giudice per le indagini preliminari, che ha confermato la custodia in carcere, Costa si è avvalso della facoltà di non rispondere. Due settimane fa era in piazza, a Bassano, all'inaugurazione della campagna elettorale M5S, tra gli amici pentastellati che lo avevano ribattezzato «moralizzatore» perché «dalla parte dei più deboli». Sulla pagina del M5S di Bassano del Grappa Costa, iscritto da aprile 2013, disoccupato, risulta «Event organizer».

Ma il suo account, e il suo scarno profilo (una foto e, come presentazione, la frase di Martin Luther King «I have a dream...»), sono già stati cancellati dagli amministratori. Come detto, adesso naturalmente anche la sua corsa a un posto in consiglio comunale si è bruscamente interrotta. «Ovviamente il candidato verrà escluso dalla lista e gli attivisti sceglieranno un altro candidato», ha spiegato il senatore vicentino di M5S Enrico Cappelletti, che ha anche detto di voler «aspettare la conclusione delle indagini».

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