Napolitano punta a un governicchio

Il capo dello Stato esclude il voto anticipato, oggi vede Letta: "Serve stabilità". Cercheranno i voti per tirare a campare

Napolitano punta a un governicchio

Roma - Alle 11 del mattino Giorgio Napolitano ha già capito che non c'è più niente da fare. «Il futuro è incerto, bisognerebbe svelenire il clima». Il capo dello Stato sta per provare l'estrema mediazione, un accorato messaggio di 15 cartelle sulle condizioni della giustizia da leggere alle Camere accompagnato da una richiesta di amnistia. Una piccola apertura, una mano tesa verso il Cav. Ma è troppo tardi. Poche ore infatti e la situazione precipita: i ministri del Pdl si dimettono, la crisi virtualmente è aperta. Al presidente non resta che telefonare a Enrico Letta per invitarlo a presentarsi comunque a Palazzo Madama per cercare la fiducia. Se sarà crisi, dovrà essere parlamentare.

L'amarezza di Re Giorgio, che oggi pomeriggio vedrà il premier, è grande. Però ancora più grande, spiegano sul Colle, è la preoccupazione per i conti pubblici e l'immagine internazionale del Paese. L'aria era brutta dall'inizio di agosto, dalla sentenza della Cassazione, e da un paio di giorni si era aggravata. Il capo dello Stato ci prova fino all'ultimo a tenere insieme Pd e Pdl, una maggioranza «strana» ma, dal suo punto di vista, necessaria per far superare all'Italia l'emergenza economica. E ci proverà ancora. A Napoli, dove è in visita, pronuncia un discorso con molte suggestioni. C'è la parola giustizia, e tutti pensano alla decadenza del Cav e a quella riforma che il centrodestra vuole inserire nel «chiarimento» col premier. C'è pure la «clemenza», e subito c'è chi la collega alla grazia e all'agibilità politica di Berlusconi. C'è persino un tentativo di frenare la crisi, perché, spiega Napolitano, «non abbiamo bisogno di campagne elettorali a getto continuo». Insomma, c'è l'apertura. Ma basterà, ci si chiede a caldo, ci sono ancora margini? Ed è questo il segnale atteso da Berlusconi? La risposta è no. Il centrodestra apprezza, ma l'apertura non è considerata sufficiente.

Giustizia, clemenza, responsabilità. Sono le parole giuste, sono quelle che il Pdl vorrebbe sentire dal premier in queste ore da dentro o fuori. Invece le pronuncia il capo dello Stato dopo aver visitato Poggioreale dove vivono in 10 in una sola cella, ma il suo messaggio ha una chiave di lettura tutta politica: per risolvere il caso-B ci vuole un'iniziativa del Parlamento e un clima più sereno. «Il futuro è incerto ma noi abbiamo bisogno di fiducia e di stabilità». Per le carceri, insiste, serve «un provvedimento di clemenza». Però, aggiunge, è «un provvedimento che non può prendere d'autorità il presidente della Repubblica, che non ne ha i poteri, e che non può prendere nemmeno il governo da solo». Occorre «un accordo molto ampio in Parlamento». Napolitano parla dei penitenziari, ma il discorso va bene pure per Berlusconi: il Quirinale non può fare nulla per la decadenza del Cav e la sua agibilità, ma una riforma del pianeta giustizia è diventata urgente. Del resto un appello simile il capo dello Stato lo aveva fatto solo una settimana fa, quando aveva invitato la magistratura a evitare protagonismo e partigianeria se vuole essere indipendente. Quasi una richiesta a introdurre la separazione delle carriere. Ma anche quella volta il messaggio era stato considerato tardivo.

E adesso comincia un'altra partita. Napolitano non ha alcuna intenzione di mandare l'Italia alle urne con il Porcellum, che ripresenterebbe di nuovo delle Camere ingovernabili. Poi, prima di aver messo al riparo i conti pubblici approvando la legge di stabilità, di sciogliere il Parlamento non se ne parla neppure. Lo fa capire con chiarezza anche da Napoli. «Non abbiamo bisogno di un Parlamento che ogni tanto si sciolga, ma di continuità». E, tanto per non essere frainteso: «Mi auguro che sia garantito il lavoro delle Camere nei prossimi mesi». Intanto tocca a lui lavorare per cercare una soluzione. Da Villa Rosbery chiama Letta e concorda le prossime mosse. Che succederà se è quando il premier getterà la spugna? Basterà un rimpasto o si dovranno aprire nuove consultazioni? Il centrodestra esclude un appoggio esterno. Le altre ipotesi, da una diversa maggioranza con i transfughi del Pdl a un recupero di M5S, vengono definite «assolutamente premature».

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