Nel paese del tanko: "Qui nessun esercito abbiamo solo rabbia"

Nel piccolo centro del Padovano dove è stato costruito il carro armato artigianale per l'assalto. L'ex sindaco: "Con questa crisi, me l'aspettavo"

Nel paese del tanko: "Qui nessun esercito abbiamo solo rabbia"

Manualità dieci e lode. Sì, insomma, ci sanno fare qui con le mani. Perché qui, quattro case affastellate in ordine sparso, due scuole, una farmacia e un paio di bar, che fanno da cornice al municipio di piazza Matteotti, una volta sì che si era famosi. «Paese del mobile in stile e dell'antiquariato» si legge sul cartello marrone che sta giusto sotto quello che ti fa sapere dove sei arrivato: Casale di Scodosia. Complicato, persino difficile da pronunciare. Perciò, forse, che qui, i veneti, che parlano veneto e rifiutano l'italiano come lingua madre, troncano e accorciano tutto. Persino la voglia di parlare. Eppure qui, dagli Anni Sessanta a metà degli Anni Ottanta, venivano fabbricati artigianalmente, con destrezza impareggiabile, mobili che andavano in ogni angolo del mondo.
E adesso? «Adesso xemo costretti a parlar de secessione e de referendum per andar via dall'Italia», confermano e sottoscrivono Stefano e Morena e Cinzia, regina dell'insalata, dell'ortofrutta, poco distante, che si ritrovano a discutere col giornalista «forestier» davanti alla porta della pro-loco, mentre appendono la locandina della «Caminada del Val Vecia» del Primo maggio. «Adesso xe arrivà sta storia del carro armato. Xe vero l'hanno trovà in un garage ma che xerano più vino e salami che armi. Qui non g'avemo eserciti, g'avemo soltanto rabbia. Rabbia e insofferenza perché il lavoro è finito». Simone, faccia sorridente e aperta, sintetizza così passato, presente e persino futuro incerto di Casale di Scodosia. E quando ripete la parola «insofferenza», più e più volte, lo fa con la disinvoltura con cui infila la crema nelle sfoglie della pasticceria di famiglia, la pasticceria Seghezzo.
Già, il carro armato. Saranno queste ore del primo pomeriggio, riscaldate da un sole tiepido, che invita a sonnecchiare, sarà perché l'unico pericolo da cui ti devi guardare sembrano essere solo le mamme che spingono passeggini come se dovessero correre in trincea, ma riesce difficile immaginare che questo paesotto di poco meno di cinquemila abitanti, sia l'epicentro della nuova guerra di indipendenza dall'Italia colonialista e saccheggiatrice. Eppure il tanko, i carabinieri dei Ros, l'hanno trovato a pochi metri da dove sto passeggiando adesso. Era nel garage di Flavio Contin, uno dei 24 arrestati nel blitz compiuto ieri all'alba dai carabinieri, coinvolto nell'assalto del 9 maggio del 1997 al campanile di San Marco. Come dire: questo è terreno di guerra.
Enfasi a parte, il mezzo corazzato che avrebbe dovuto spianare la strada dei Serenissimi per compiere un'azione eclatante, ancora a Venezia, come quell'arrampicata sul campanile nel'97, era un trattore agricolo, equipaggiato con un cannoncino da 12 millimetri. Un mezzo dirompente, o quasi, che, secondo Luigi Faccia, già coinvolto nei fatti di 17 anni, fa intercettato dagli investigatori, durante i festeggiamenti per la consegna del carro armato artigianale «avrebbe dovuto portare credibilità al movimento indipendentista». «Certo - dice Faccia nell'incontro all'Arsenale - rispetto al '97 siamo cresciuti sotto tutti i punti di vista, abbiamo un'alleanza, abbiamo fratelli che combattono, noi siamo più preparati, abbiamo più esperienza. E questo tanko, combattendo ci darà la possibilità di essere veramente credibili e soprattutto di aver il controllo del nostro territorio e di fare il passo finale per la vittoria, per l'indipendenza di noi veneti e di tutti i nostri fratelli alleati».
Che qui sia terreno di guerra o no certo è sconcertante annotarsi sul taccuino la dichiarazione di Renato Modenese, l'ex sindaco del paese (Casale di Scodosia da ottobre, dopo le sue dimissioni, è commissariato): «Effettivamente mi hanno riferito questa mattina di un continuo viavai di carabinieri, ora capisco il perché. Ho sentito parlare di arresti e di un tanko. Se devo essere sincero Casale purtroppo in questi ultimi anni ha subito una forte depressione economica rispetto agli anni d'oro, una crisi molto più profonda di quella descritta delle medie nazionale. In situazioni del genere è comprensibile che possano accadere cose di questo tipo, quando c'è malumore e malcontento e iniziano difficoltà economiche può succedere anche questo».
D'altra parte la lapide, datata 17 settembre 1876, posta sul municipio a ricordo di Giovanni Battista Zonzin «strenuo soldato nell'eroica difesa di Venezia» già doveva aiutare a capire l'andazzo. In fondo è sempre manualità dieci e lode. Dai mobili in stile ai trattori stile tanko.

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