Nella casbah di Torino un cristiano può morire

Nato in Egitto, vuole evangelizzare il "quartiere musulmano" della città. Per questo gli integralisti lo minacciano e picchiano: "Ti ammazziamo..."

Sherif Azer, cittadino italiano, cristiano copto nato in Egitto, ha il coraggio di fare ciò che il Papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti dovrebbero fare ma non fanno: l'evangelizzazione pubblicamente in piazza e l'offerta del cristianesimo ai musulmani residenti in Italia. La straordinaria testimonianza della fede in Gesù la fa nel quartiere più islamizzato d'Italia, Porta Palazzo nel centro storico di Torino, al punto da scontrarsi con ronde islamiche che impongono l'applicazione della sharia, la legge coranica, come se fossimo alla Mecca. È così che giovedì scorso, 18 luglio, Sherif è stato selvaggiamente aggredito con catene, pugni e calci da una decina di fanatici di Allah al grido «noi ti ammazziamo, cristiano di merda», dopo aver ammesso di non osservare il Ramadan, il digiuno islamico, ed essersi rifiutato di ripetere una formula rituale identificativa dell'appartenenza all'islam «Salli ala al Nabi» (Glorifica il profeta Maometto).

Sherif ha il coraggio di fare ciò che il capo dello Stato, il presidente del Consiglio, il Parlamento, la magistratura, le forze dell'ordine, i presidenti delle Regioni e delle Province e infine i sindaci dovrebbero fare ma non fanno: salvaguardare la sovranità italiana su ogni pollice del territorio nazionale e far rispettare le nostre leggi a tutti i residenti a prescindere dalla loro nazionalità, cultura o fede. La testimonianza cristiana di Sherif corrisponde a un impegno civile contro l'arbitrio, l'arroganza e la violenza che imperversano a Porta Palazzo al punto da essere stata trasformata in una zona extraterritoriale, la casbah di Torino, a rischio per gli italiani, costretti a svendere le loro case a prezzi stracciati dopo essere state messe fuori mercato per il degrado e l'insicurezza.

L'evangelizzazione di Sherif, 54 anni, moglie e quattro figlie con cittadinanza italiana, ha successo per due ragioni: mostra un profondo rispetto dei musulmani come persone, anche aiutandoli materialmente grazie alla sua attività di imprenditore edile (pur essendo laureato in lettere e filosofia), e conosce a memoria il Corano ciò che lo accredita come un'autorità anche nei confronti dei musulmani che in maggioranza non è neppure in grado di leggere l'arabo classico antico.

La barbara aggressione a Sherif, che ammette di essere vivo per miracolo dopo essere stato colpito alla testa con pesanti catene, impone alla Chiesa di riflettere sulla sostanziale legittimazione dell'islam reiterando la litania delle «tre grandi religioni rivelate, monoteiste e abramitiche», e che emerge puntuale con la santificazione del Ramadan espressa anche da Papa Francesco a Lampedusa l'8 luglio: «Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che oggi, alla sera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali». Lo sa il Papa che quasi tutti i Paesi islamici obbligano non solo i musulmani ma anche i non musulmani residenti a osservare il Ramadan pena il carcere per oltraggio alla religione? Ebbene ora sappiamo che lo stesso accade anche in Italia laddove i musulmani hanno il controllo del territorio. La legittimazione istituzionale dell'islam è stata riconfermata anche quest'anno con l'iftar offerto al ministro degli Esteri da Emma Bonino ai capi missione dei 42 Paesi membri dell'Organizzazione della Conferenza islamica e della Lega araba.

Ebbene Chiesa e Stato imparino la lezione di Porta Palazzo: in una terra islamizzata la sharia viene imposta con la forza perché evidentemente l'islam non è una religione paragonabile al cristianesimo bensì un'ideologia che dal settimo secolo viene diffusa con le guerre e il terrorismo. I musulmani possono essere moderati come persone ma l'islam del Corano e di Maometto è intrinsecamente violento.

Mercoledì 24 luglio alle ore 19 si terrà una manifestazione a Porta Palazzo a Torino di solidarietà a Sherif Azer e per dire «No alla sharia a Porta Palazzo». Sono invitati il sindaco Piero Fassino, il presidente della Provincia Antonio Saitta e il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota. L'augurio è che vi partecipino per condannare il vile attacco a un cittadino italiano cristiano copto nel centro di Torino, per assumere tutti i provvedimenti politici e amministrativi atti a prevenire il ripetersi di simili attentati di stampo terroristico, per restituire alla legalità e all'italianità Porta Palazzo che è stata trasformata in una zona extraterritoriale dove imperversano l'arbitrio e la sharia.

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