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No Tav pronti alla clandestinità al grido di “sparire e cospirare”

Dopo i disordini del 25 luglio e vista la massiccia presenza di forze dell’ordine, diffuso sul web un “manifesto” che incita all’azione contro lo Stato citando come esempio il terrorismo degli anni ’70

Terreno in località Traduerivi nel comune di Susa (To) dove si doveva svolgere il campeggio no tav, ma è stato fermato da un'ordinanza del prefetto giovedi 30 luglio 2026 ( foto Daniele Solavaggione/LaPresse) Land in the Traduerivi area in the municipality of Susa (Turin) where the no TAV camp was supposed to take place, but it was stopped by an order from the prefect thursday 30 july 2026 (photo Daniele Solavaggione/LaPresse)

I No Tav non sono spariti: dopo l’assalto in Val di Susa del 25 luglio, il più grave dal 2022 con oltre 150 poliziotti feriti e danni milionari, si sono semplicemente «dati alla macchia». Complice il periodo estivo, ma anche l’ingente dispiegamento di forze predisposto per la tutela dei siti strategici dove è in costruzione la nuova linea ad Alta Velocità tra Torino e Lione, le attività in Valle sono state sospese da parte degli antagonisti.

Le indagini sono in corso per individuare gli appartenenti al «blocco nero», che ha agito come se fosse una compagine paramilitare, con tanto di divisa e di segni di riconoscimento: alcuni sono già stati identificati all’estero, per altri gli investigatori sono sulla buona strada. Ma nel frattempo continuano ad agire, a lanciare proclami e a organizzarsi in prospettiva futura: anche se la sede storica di Askatasuna, che da anni anima il movimento No Tav, è stata sequestrata lo scorso dicembre, gli antagonisti hanno mezzi e strumenti per pianificare e passare al contrattacco: «sparire e cospirare», scrivono nel documento Dopo luglio che rimbalza sui canali d’area e presenta una nuova possibilità di azione per l’area oltranzista, intenzionata a passare alla clandestinità.

Non una novità assoluta per questi gruppi ma una novità per il movimento estremista No Tav, che finora ha sempre lasciato tracce dietro di sé, usando i social per presentare iniziative e azioni. Ma ora si cambia, si guarda ai gruppi del passato, che nella clandestinità complottavano contro lo Stato. «La storia dei movimenti sovversivi è una storia di trame tessute nell’ombra», si legge ancora nel documento, che riprende una dottrina radicata nei gruppi terroristici degli anni Settanta: «Il lato cospirativo» di un movimento «è più importante di comunicati e appelli». Questo significa anche che si è entrati in una nuova fase dell’antagonismo contemporaneo, che non sente più la necessità di fare proselitismo e propaganda ma è arrivato a un punto di maturità e a dimensioni tali che può permettersi di agire tra le pieghe. Un passaggio naturale per chi ha elaborato il testo, perché chiunque si senta vicino «a ciò che sente giusto cerca di tenersi distante dalla pubblicità, dalla visibilità come specchio della riuscita, dalle menzogne della politica, del feticcio della purezza ideologica, o, se attraversa giocoforza queste sfere, lo fa con disagio». Sono parole che riportano a noi echi di manifesti lontani che l’Italia pensava di aver archiviato ma che, invece, ritornano con nuovi impulsi e nuova foga. Sarebbe sbagliato sottovalutare un segnale di questo tipo, perché benché le parole sembrino arrivare direttamente dai manuali del marxismo novecentesco, sono state attualizzate nei contenuti e nella visione. «Ogni vera amicizia ha sempre un carattere cospirativo nei confronti della società quando è vissuta fino in fondo. La sua possibile forza rivoluzionaria non scende a patti con nessuna messa in scena o autodenuncia, ma risiede invece nella sua sostanziale clandestinità», si legge ancora. Cercare di attribuire il testo è un esercizio inutile, è anonimo e irrintracciabile ma i contenuti danno una linea di indirizzo chiara. E passa per Torino.

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