Nella discussione tra Germania e Italia sui migranti si è inserito anche Luca Casarini, fondatore della Ong Mediterranea Saving Humans. La sua postura è sempre provocatoria nei confronti del governo di Giorgia Meloni e anche in questa occasione non fa eccezione. Il tema è la richiesta di compensazione da parte di Roma per i migranti trasportati in Italia dalle Ong battenti bandiera tedesca nel contesto della pressione di Berlino sui dublinanti. “Le nostre barche a vela hanno una bandiera francese e l’altra italiana, ma la nave grande, la Mediterranea, che partirà per la sua nuova missione tra poche settimane, batte bandiera tedesca. E come la mettiamo? Vogliono portare le persone da noi soccorse in Germania?”, si chiede Casarini in un’intervista concessa a La Repubblica.
Ovviamente, il piano italiano non è questo ma si parla di “compensazione”, ossia valutare quanti sono i dublinanti che l’Italia dovrebbe riaccogliere dalla Germania e valutare quanti sono i migranti che la Germania, tramite le barche battenti la sua bandiera, ha portato in Italia, calcolando per differenza quelli che devono rientrare dalla Germania e quelli che, invece, devono eventualmente andarci. Un concetto base che verrà discusso nei prossimi giorni nel corso di un meeting tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il suo omologo Alexander Dobrindt. E, per rispondere alla domanda di Casarini, la risposta secondo la logica è positiva. Visto che la nave Mediterranea della sua Ong batte bandiera tedesca, i migranti che verranno portati in Italia da quell’imbarcazione entreranno nell’ipotetico conteggio della compensazione.
A bordo di Mediterranea, secondo le vigenti norme internazionali e secondo il diritto marittimo, vige la legge tedesca a cui i migranti (e l’equipaggio) sono assoggettati durante la permanenza a bordo anche se è stato escluso che le navi siano un luogo idoneo per chiedere asilo. “Se il governo italiano dice che salendo su una nave con bandiera tedesca si è già in Germania, allora deve anche garantire che queste persone raggiungano poi la Germania e possano chiedere asilo”, ha proseguito Casarini, dando suo malgrado ragione a un principio che da tempo l’Italia supporta non trovando terreno fertile in Europa. Ma Casarini va oltre e rilancia la pretesa di un porto vicino per le Ong (che non è dovuto): “Alle Ong devono dare immediatamente il porto sicuro e ce lo devono dare vicino, in Sicilia, non a cinque, sei giorni di navigazione, provocando solo altra sofferenza alle persone”. Il Tar ha già stabilito in diverse sentenze che sono le autorità a stabilire quale sia il porto di sbarco e non esistono proteste che tengano, perché prevalgono gli interessi e la sicurezza nazionale.
