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“Non può esistere una giustizia alternativa”. Nordio stronca il tribunale islamico

Il Guardasigilli interviene sul caso di Padova: “La legge italiana è un principio non negoziabile”. E avverte: “Un sistema alternativo non può nemmeno essere preso in considerazione”

“La legge italiana è un principio non negoziabile. Non può esistere una alternativa civile o penale all’ordinamento italiano”. Carlo Nordio chiude la porta a qualsiasi ipotesi di giustizia parallela e interviene sul caso della Camera arbitrale islamica di Padova, finita al centro delle polemiche per il richiamo alla Sharia nella risoluzione delle controversie. Interpellato durante la Festa del Foglio a Firenze, il ministro della Giustizia mette subito in chiaro i limiti invalicabili dell’ordinamento italiano, pur richiamando la necessaria prudenza per gli accertamenti avviati dalla magistratura.

“È un argomento molto delicato”, premette il Guardasigilli, ricordando che sulla vicenda è in corso un’indagine. Ma il principio, secondo Nordio, non ammette deroghe: “L’idea che nel nostro sistema processuale o giuridico possa essere introdotto un sistema alternativo ispirato non solo alla legge islamica ma a qualsiasi altra fonte che non sia quello della legislazione e costituzione italiana è metafisico, non può nemmeno essere preso in considerazione”.

Parole che arrivano a due giorni dall’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Padova sulla Camera arbitrale islamica italiana, l’organismo privato costituito per risolvere controversie civili e commerciali facendo riferimento ai principi della Sharia. Il procedimento - aperto dal procuratore Angelantonio Racanelli dopo un esposto dell’avvocato Francesco Minutillo di Futuro Nazionale - è stato iscritto a modello 45, dunque senza indagati né ipotesi di reato. Al centro della vicenda c’è la compatibilità dell’iniziativa con l’ordinamento italiano, mentre gli stessi promotori hanno precisato di non voler istituire un tribunale alternativo.

Nordio distingue la possibilità di ricorrere a strumenti di conciliazione e arbitrato, previsti dall’ordinamento, dalla creazione di un sistema di giustizia parallelo. “Che poi nell’ambito di alcuni diritti disponibili si possano trovare forme di accordo, non necessariamente ispirate a una legge religiosa piuttosto che a una legge laica o a principi etici, questo fa parte di tutti i paesi civili”, osserva il ministro. Ben altra questione, però, sarebbe riconoscere un ordinamento alternativo a quello dello Stato. Un’eventualità che il Guardasigilli esclude categoricamente.

Nel corso dell’intervento a Firenze, Nordio affronta anche il caso Garlasco, prendendolo come esempio delle criticità della giustizia italiana. “Il ministro della Giustizia non può, non deve e non vuole esprimersi sui processi, presenti e passati”, precisa, prima di osservare che la vicenda “dimostra come sia obsoleto, contraddittorio e per certi versi irragionevole il nostro sistema processuale, che non riusciremo a cambiare con quello accaduto con il referendum”.

Spazio anche al tema delle intercettazioni. Per i “reati di mafia e terrorismo, su cui deve prevalere l’interesse dell’indagine, non si può esitare”, la sottolineatura di Nordio. Diverso il discorso per le altre fattispecie: “Per tutte le altre materie deve prevalere la riservatezza, il garantismo individuale e non si devono ammettere intromissioni. La segretezza è il riflesso delle nostre libertà”.

Infine, il referendum sulla giustizia e le critiche al sistema delle correnti nella magistratura. Sul punto il ministro non fa passi indietro: “Tutte le critiche che ho rivolto al sistema correntizio certamente non le rinnego. La riforma che noi volevamo è stata bocciata dagli italiani, anche se non in maniera catastrofica. Se adesso il sistema continua a essere quello di prima lo hanno deciso gli italiani”.

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