Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:03
Magistratura

Tribunale islamico, indagine a Padova. E ora l’Ucoii prova a sconfessarlo

La procura apre un fascicolo sulla camera arbitrale religiosa. Le reazioni di centrodestra e Iv. E il silenzio totale del Campo largo

La preghiera del venerd� del 13 ottobre 2023 in una moschea. ANSA/JESSICA PASQUALON

Il mondo islamico italiano si spacca sul tribunale della Sharia. E mentre la Procura di Padova accende i riflettori sulla Camera arbitrale islamica italiana, costituita lo scorso 3 marzo con l’obiettivo di risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della legge islamica, arriva una presa di distanza le cui motivazioni vanno però analizzate. È quella dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità Islamiche italiane, la principale organizzazione musulmana del Paese. Una condanna che però porta a chiedersi quanto pesa, in questa scelta, la necessità di evitare nuove polemiche proprio mentre non si è ancora raggiunta un’intesa con lo Stato italiano. Perché il punto è anche questo. Finire nuovamente nell’occhio del ciclone per una vicenda che riguarda la possibile applicazione della Sharia in Italia potrebbe rappresentare un ulteriore problema per un’organizzazione che, nonostante anni di apparenti interlocuzioni istituzionali, non ha ancora sottoscritto l’intesa prevista dall’articolo 8 della Costituzione. E che, nel corso della sua storia, è già stata investita da numerose controversie. «Nessun mandato, nessun riconoscimento, nessun legame con l’Ucoii e con le comunità islamiche che rappresenta», scrive l’organizzazione, definendo addirittura «sedicente» la Camera arbitrale islamica italiana. Non solo. Dichiarazioni che arrivano proprio mentre la Procura di Padova, guidata da Angelantonio Racanelli, ha aperto un procedimento a modello 45, dunque senza indagati né ipotesi di reato, in seguito all’esposto presentato dall’avvocato Francesco Minutillo di Futuro Nazionale. La questione non riguarda soltanto la frattura tra organizzazioni islamiche. A rendere delicata la posizione dell’Ucoii è anche la sua storia. L’organizzazione è stata ripetutamente accusata di vicinanza ideologica alla Fratellanza Musulmana, il movimento islamista fondato in Egitto nel 1928, e ha dovuto affrontare negli anni numerose polemiche sul rapporto tra Islam politico e istituzioni italiane. Oggi l’organizzazione è guidata da Yassine Bardai e le polemiche non riguardano soltanto il passato. Lo scorso 9 gennaio, infatti, Il Giornale aveva dedicato un’inchiesta proprio al nuovo presidente dell’Ucoii, ricostruendone le posizioni religiose e i rapporti con Mohammad Hannoun, al centro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas in quanto uomo a capo del gruppo terroristico in Italia. C’è quindi una contraddizione: l’Ucoii afferma che in Italia la giustizia appartiene esclusivamente allo Statoma questo non significa che l’organizzazione, così come i musulmani che rappresenta, rinunci al riconoscimento dei principi religiosi islamici. Il Corano e la Sunna costituiscono infatti riferimenti fondamentali della fede musulmana, mentre la Sharia, nelle sue diverse interpretazioni, comprende prescrizioni che riguardano anche il matrimonio, il divorzio, le successioni e i rapporti economici. Quale è il confine tra osservanza religiosa e ordinamento civile?

Perché se da una parte l’Unione prende le distanze da un organismo arbitrale che si ispira alla Sharia, dall’altra rimane aperta la questione del ruolo che le prescrizioni religiose possono assumere nella vita delle comunità musulmane italiane.

La crescente attenzione della politica sta generando un clima di pressione attorno al fenomeno: dall’opposizione si è levata solo la voce di Ivan Scalfarotto di Italia Viva nell’assordante silenzio di Pd, Avs e M5s: ha presentato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno. Così come il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, le deputate di Fdi Sara Kelany e Elisabetta Gardini e la Lega con la presa di posizione del vicepremier Matteo Salvini.

Commenti