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Ora Sala dismette le quote nel mirino

In aula assicura: "Le avevo dichiarate nel 2016". Dubbi bipartisan sulle nomine

Ora Sala dismette le quote nel mirino

«Non ho mai guadagnato un euro ma alla luce di quanto ho appreso e delle strumentalizzazioni che si sono generate, ho dato disposizione al mio Trustee», ossia al notaio Zabban, «di dismettere le mie quote in Finalter. Non ne voglio sapere più nulla. Semmai, quando vorrò dedicarmi alla consulenza riaprirò un nuovo veicolo». Il sindaco Beppe Sala è intervenuto ieri in Consiglio per difendersi «affermazioni false e tendenziose» sulla partecipazione nella società Finalter su cui Procura e Gdf stanno svolgendo accertamenti. É la società di cui il sindaco risulta socio al 20% dalla fine del 2015, l'80% appartiene alla Cinque G della moglie e figlia di Pietro Galli, nel cda Atm e collaboratore in Expo. Nel mirino ci sarebbero consulenze per circa 2 milioni affidate dalla società Enginnering - che negli anni ha ottenuto commesse da Comune e le partecipate per circa 15 milioni - a Finalter. Con l'ingresso in politica Sala, come ha ribadito in aula, ha trasferito le quote a un blind trust e non ne ha «saputo più nulla». Una partecipazione che non risultava nella dichiarazione patrimoniale, è tra le ragioni per cui il centrodestra gli ha chiesto di chiarire in aula. E Sala, che a caldo sabato aveva spiegato di non averla inserita dopo aver ottenuto un parere della segreteria comunale, ieri ha riferito di «aver fatto fare in mattinata una verifica alla segreteria, che ha recuperato un documento del 2016, ovviamente a disposizione. Ogni anno devo fare la Dichiarazione e in data 30 settembre 2016 ho indicato la partecipazione. Sapete come funzionai, si dichiara tutto, poi di anno in anno solo le eventuali variazioni. Per cui il Trust c'è nel 2016 e poi non più perché la partecipazione è rimasta immutata per 10 anni». Aggiunge che «a seguito di una recente verifica fatta con la Segreteria, Anac sostiene che non sarebbe nemmeno necessario». Il Trustee è il notaio Zabban, lo stesso che ha registrato a novembre il contratto di vendita di San Siro ai club. Opportuno? Anche questa coincidenza ha fatto discutere. «Zabban, che ha operato in Comune con Moratti, Pisapia e poi con me - ha voluto sottolineare - ha solo partecipato alle assemblee di approvazione di bilancio di Finalter». E precisa che «il Trust ha sede in Italia, qualcuno scrive in un paradiso fiscale e non è vero, è solo regolato dalla legge del Jersey perché il nostro Paese non regola i Trust). Ancora: «Se qualcuno intendesse fare illazioni sui servizi acquistati a Engineering, sappia che il Comune li ha quasi sempre gestiti tramite Consip». Come nei giorni scorsi, sostiene che «in 40 anni di attività professionale nessuno ha mai dubitato della mia onestà e integrità. Di questa vicenda sono seccato. In Telecom Italia ho maneggiato fondi incredibili e nessuno ha mai sospettato neanche lontanamente che sono uno che si può arrangiare. Sono in pace con la mia coscienza».

Prima del suo intervento il capogruppo Riccardo Truppo e i consiglieri FdI protestano al centro dell'aula con i cartelli «la mangiatoia di Milano», Truppo insiste che «con la sinistra è diventata un comitato d'affari» e a Enrico Marcora non bastano le risposte fornite da Sala, avanza domande precise: «Ha ricevuto avvisi di garanzia? Quante partecipate hanno commesse e per quali importi?». La leghista Silvia Sardone nel suo intervento assicura: «Continuerò ad attaccarla perchè è il peggior sindaco che Milano ha avuto negli ultimi anni, ma voglio essere chiara, se lei ha usato la sua posizione per arricchirsi o fare arricchire qualcuno, è giusto che venga perseguito dai pm ma non certo da noi. Io continuerò a criticarla sul piano politico». Il capogruppo Luca Bernardo e la consigliera Deborah Giovanati ribadiscono che «Forza Italia è garantista ma Milano ha bisogno di aria nuova, la sinistra è logorata». Il Pd è rimasto in silenzio tutto il weekend, come ha sottolineato il leghista Verri, idem i candidati al dopo Sala. E sono rimasti dubbi bipartisan sugli intrecci di nomine nelle partecipate, a prescindere dal caso specifico. Galli, definito da Sala «un amico», risulta nel board Atm, di Finalter e Engineering. Verdi e dem hanno contestato la recente nomina del dg in Comune Christian Malangone (sotto inchieste su urbanistica e vendita di San Siro) nel cda Atm o dell'avvocato Toffoletto, consulente del Comune nell'affaire San Siro, nel cda di Triennale. «La gestione delle nomine è stata sempre molto accentrata in questi anni - hanno contestato i Verdi Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini - avremmo voluto da Sala un sistema più democratico, Chiaro che poi se ne assume la responsabilità quando torna contro». Idem per il Pd Alessandro Giungi «è un errore nominare sempre le stesse persone».

Per Enrico Fedrighini (gruppo misto) «la vicenda riporta nuovamente e tristemente a galla a Milano il ricorrere continuo di determinati nomi di professionisti, società, partecipazioni, scelte sottratte a ogni forma di controllo del Consiglio».

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