Il pensionato che manda in tilt Renzi

A "Servizio pubblico" il sindaco messo a tacere da un ospite ben documentato che ora denuncia: "Insultato sul web"

Il pensionato che manda in tilt Renzi

Michele, l'intenditore, che mette all'angolo Matteo il demagogo. Ma, badate bene, non l'irrefrenabile, scafato, Michele Santoro, il padrone di casa, ma un altro, pacatissimo e un po' meno popolare, Michele, Michele Carugi. Quattro frasi ben assestate messe a segno da uno che «ha pagato i contributi» per tutta una vita, e non si sente affatto in colpa se percepisce una pensione più che sostanziosa, ed ecco che (l'ormai ex) enfant prodige del Pd, Matteo Renzi, ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti e non è riuscito più a proferire parole e proposte di senso compiuto. Incassando dal suo interlocutore una disanima documentatissima, quanto inoppugnabile.

È accaduto tutto avant'ieri, durante la puntata di Servizio Pubblico, il programma condotto su La7 da Michele Santoro, quando è intervenuto dalla balconata l'ingegner Carugi, che, dopo aver lavorato per quasi 40 anni, oggi percepisce una pensione di 7mila euro lordi. Ebbene che cosa ha contestato, dati alla mano, Carugi a Renzi?

L'iniquità a cui potrebbero portare, se fatti indiscriminatamente, i tagli delle pensioni d'oro, tanto cari al Pd e allo stesso Renzi, visto che non c'è una definizione chiara e netta di tali pensioni. E, sempre dati alla mano, il rischio che si penalizzi chi è già penalizzato. E a sostegno della sua tesi ecco che puntualmente Carugi ha citato le differenze sostanziali tra i burocrati di Stato, premiati e arricchiti da certi contributi figurativi da sogno, e chi, come lui, ha semplicemente lavorato e versato i contributi per sperare poi di essere ricambiato da un sistema pensionistico corretto. A questo punto Renzi, in evidente difficoltà, e decisamente impreparato sull'argomento che ha fatto?

Ha cercato di puntare la sua replica su quattro frasi inzuppate di demagogia tipo: «Togliere poche centinaia di euro a chi ha pensioni altissime, consentirebbe a molti di viver meglio. Uno che prende 7mila euro al mese può anche prenderne 6.500 e campa lo stesso. Il pensionato con 600 euro invece non può fare a meno di 50 euro». Ma quello che ottiene Renzi in studio è un effetto boomerang visto che anche gli altri interlocutori in studio lo contestano, come lo contesta con ancor più veemenza lo stesso Michele Carugi che lo accusa di pronunciare «parole vigliacche».

«Perché - come ha puntualizzato ieri, raggiunto telefonicamente dal Giornale, lo stesso Carugi- è lo Stato, sono i governi, che non vogliono uscire dall'equivoco dei termini e operando, indiscriminatamente, tagli lineari sulle pensioni, come sulla sanità come in altri comparti, attuano scelte vigliacche. La vigliaccheria dello Stato ci ammazza, perché invece di operare scelte coraggiose e ragionate si preferisce dire “ecco tagliamo indiscretamente il dieci per cento a tutti”. Rimango sorpreso perché sul tema delle pensioni non vedo una campagna di resistenza considerando che anche il governo precedente, fatto di bocconiani, ci ha provato. Che senso ha dire “tagliamo gli stipendi a tutti i dipendenti pubblici”? Ci sono dipendenti pubblici creativi e produttivi che, al contrario meriterebbero, di venir pagati di più non di meno». Obiezioni precise e puntali, come si diceva, che però ieri, sul web, hanno scatenato frasi non proprio di congratulazioni all'indirizzo di Carugi.

E l'ingegnere come l'ha presa? «Accuse tipo “paga e taci” non mi sorprendono da parte di chi, all'insegna del populismo più trito, vuole far passare il messaggio che anche i ricchi devono piangere». Soddisfatto di aver messo Renzi all'angolo? «A volte Renzi sembra esprimere idee innovative però cade del trabocchetto di non analizzare le problematiche. Come molti, se non tutti i politici, ha dimostrato di conoscere ben poco la materia di cui si dibatteva. Quello delle pensioni d'oro non sarà il primo problema in Italia ma è la cartina di tornasole di come chi governa o vuole governare si muova a tentoni».

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