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Piero Fassino: “Le violenze? Non escludo interferenze straniere”

“Chi spacca vetrine, aggredisce, brucia le macchine e assalta la polizia per noi compie atti assolutamente inaccettabili”

Fassino contro Conte: "Nessuna giustificazione per minore sostegno al popolo iraniano"

Piero Fassino, 77 anni, ex figlioccio di Berlinguer, è uno dei padri storici della sinistra italiana. E’ stato il segretario che ha guidato i Ds alla confluenza nel Pd. Mi dice subito una cosa inaspettata: “Non si snobbi Crosetto quando parla di guerra ibrida dietro le violenze di piazza”.

Onorevole Fassino, partiamo dall’inizio: come giudica le piazze che hanno messo a soqquadro tante città?

Io distinguo. Sono scesi in piazza moltissimi studenti tra i 15 e i 18 anni che esprimono una situazione di disagio sociale e esistenziale. Non solo in Italia. E’ una generazione che vive con sofferenza un futuro incerto. Le generazioni precedenti avevano certezze che i ragazzi e le ragazze di oggi spesso non hanno.

Differente in che cosa?

La mia generazione sapeva che avrebbe avuto nella vita opportunità migliori e prospettive più solide di quelle che avevano avuto i genitori. E le ha avute. Oggi non è così. Viviamo in un tempo nel quale i giovani sentono l’incubo di una vita segnata dalla precarietà.

Da cosa dipende?

La nostra è una società percorsa dall’insicurezza. Pensi agli ultimi quindici anni: prima la crisi economica “greca”, poi il Covid, poi le guerre. Un tunnel di criticità che ha alimentato in tanti interrogativi e ansie sulla propria vita. E ci metta anche la crisi che vive quell’ampia fascia di ceto medio di cui questi ragazzi sono i figli. Nasce qui il disagio. E il disagio produce anche ribellione.

E la violenza? E Milano messa a ferro e fuoco?

La violenza è un fenomeno endemico nella nostra società. C’è una sacca di violenza che periodicamente emerge. Si sovrappone ogni volta a una situazione di disagio di vaste masse. E usa questo disagio, se ne appropria.

Si spiegano così le giornate della furia in strada?

Certo, gruppi che teorizzano e praticano violenza si sono sovrapposti al movimento degli studenti e lo hanno strumentalizzato. Ma c’è anche un altro elemento. Io ho preso sul serio l’allarme lanciato dal ministro Crosetto. Dietro quella violenza può esserci anche una operazione di condizionamento attraverso strumenti di guerra ibrida.

Cosa intende dire?

Come disse il generale Gherassimov a Putin “il modo migliore per mettere l’Occidente in ginocchio è usare contro l’Occidente la sua grande forza: la libertà di opinione.” I russi questo lo sanno benissimo. Come lo sa bene chiunque voglia destabilizzare le società democratiche.

E quindi?

C’è da chiedersi se non vi siano state interferenze sui percorsi elettorali di alcuni Paesi, su movimenti politici come quelli per l’indipendenza catalana, o degli studenti di Madrid, o dei ragazzi francesi, o dei giovani in Albania

Lei crede che non sia tutto spontaneo?

Non so. Io dico: non è ragionevole pensare che dietro a tutto questo non ci sia niente. Qualcosa c’è. Crosetto è stato superficialmente criticato perché ha posto un interrogativo fondato.

Il suo Pds era molto più rigoroso contro l’illegalità rispetto alla sinistra di oggi.

No, non è vero. Il Pd non giustifica nessuna forma di violenza. Chi spacca vetrine, aggredisce le persone, brucia le macchine e assalta la polizia per noi è un nemico della democrazia e come tale va combattuto.

Per noi chi?

Noi Pd.

Però altri settori del centrosinistra…

Credo anche per loro. Comunque lo domandi a loro.

C’è un legame tra sinistra e mondo islamico radicale?

Guardi in Italia vivono alcuni milioni di persone di origine o identità islamica. La stragrandissima parte pienamente e pacificamente integrata. Fenomeni di radicalismo sono limitati e in ogni caso vanno contrastati con fermezza. E il PD non ha alcun dubbio su questo

L’ antisemitismo e l’antisionismo sono un’ emergenza?

Certo. Gli atti di antisemitismo sono aumentati negli ultimi tre anni del 600 per cento. Dal ristoratore di Napoli che non vuole israeliani al negozio di Milano che espone il cartello “qui gli ebrei non sono graditi”. La tara dell’ antisemitismo corre sotto la pelle della società e non è mai del tutto estirtpata. In questi anni è tornata a emergere come reazione al dramma di Gaza. Ma si sovrappongono due cose che devono stare del tutto distinte. Un conto è la critica anche la più severa alle politiche di Netanyahu. E io da amico di Israele non ho mai avuto alcuna esitazione a farlo. Altro conto è chiedere ragione delle politiche di Nethanyahu a ogni israeliano e a ogni ebreo ovunque viva. Diceva Rabin: “io combatto il terrorismo come se il problema della pace non ci fosse, e perseguo la pace come se il terrorismo non ci fosse”. Traduco all’oggi: “combattere Netanyahu come se l’antisemitismo non ci fosse, e combattere l’antisemitismo come se Netanyahu non ci fosse”.

Il disegno di legge sull’antisemitismo è giusto?

Sì. Non configura nessun reato, né prevede sanzioni. E tutto orientato a promuovere strumenti educativi e pedagogici che facciano crescere una cultura che contrasti l’antisemitismo.

Che giudizio dà sul risultato delle elezioni In Israele?

È un voto figlio di tre anni di guerra. E non lo si comprende se non si tiene conto di quale terribile shock abbia provocato il 7 ottobre, suscitando nella società israeliana generale paura e sfiducia nella possibilità di convivenza, stati d’animo che Nethanyahu ha raccolto. Ma la somma dei voti raccolti dal blocco di opposizione e dai partiti arabi dice che c’è una maggioranza della società israeliana che ha votato contro Netanyahu e che rifiuta la logica della paura e della guerra permanente. E un’intesa opposizione-partiti arabi, ancorché tutt’altro che facile, rappresenta oggi l’alternativa alla permanenza di Nethanyahu al potere.

La sinistra italiana abbandonerà l’Ucraina?

No, non la abbandonerà e non deve. Tutti auspichiamo che la guerra si fermi e che si apra un negoziato. Ma per aprire un negoziato bisogna che i rapporti di forza tra Ucraina e Russia siano in equilibrio. Sennò non c’è negoziato: ci sarà Putin che accresce l’aggressione per imporre una resa umiliante a Kiev. La condizione per la pace è che si dimostri a Putin che non può vincere militarmente. Quindi bisogna sostenere l’Ucraina.

Lei è favorevole alle primarie nel campo largo?

Le prime le inventai io nel 1985. Allora ero il segretario della federazione di Torino del PCI. Facemmo votare oltre 50.000 iscritti per scegliere il candidato sindaco. Le primarie Sono uno strumento di democrazia diretta. Non una competizione tra partiti. Come accade nei referendum. E non devono essere uno scontro tra leadership partitiche.

Furono un successo quelle che scelsero Prodi e Veltroni.

Quelle furono sostanzialmente “confermative”, di ratifica. La coalizione aveva già scelto Prodi e Veltroni e con le primarie si diede loro la forza di milioni di persone. Oggi invece andiamo a una competizione vera. Ma bisognerebbe evitare che fosse solo una conta per misurare i rapporti di forza tra i partiti.

Che anno sarà il 2027?

Un anno importantissimo. Votano Spagna, Francia, Italia, Polonia, i Lander di mezza Germania. Si definirà il volto dell’Europa e il suo futuro.