Pm politicizzati, fuoco su Nitto Palma

Pm politicizzati, fuoco su Nitto Palma

RomaAll'equivoco Nitto Francesco Palma non crede e reagisce ad un «attacco politico», ma il suo ddl sui pm politicizzati alza un polverone prima ancora che lui possa spiegare che cosa davvero prevede.
E cioè che le dichiarazioni pubbliche o i comportamenti di un magistrato che minano la sua imparzialità devono rientrare tra gli illeciti disciplinari da sanzionare con un trasferimento d'ufficio, cosa che attualmente non è.
Un caso che fu affrontato al Csm a febbraio 2012, per l'ormai famosa dichiarazione di Antonio Ingroia al congresso del Pdci: «Non mi sento del tutto imparziale. Sono un partigiano della Costituzione». La delibera bipartisan firmata dai laici Nicolò Zanon( Pdl) e Guido Calvi (Pd) si fermava ad un semplice richiamo etico, lamentando di non poter fare di più. Mentre lo stesso Giorgio Napolitano interveniva con decisione contro le «esternazioni esorbitanti» delle toghe. Applaudito da destra e sinistra.
Però, leggendo i 3 articoli del ddl che approda nella Commissione Giustizia del Senato presieduta proprio da Nitto Palma, le agenzie di stampa scambiano i «procedimenti pendenti» alla prima commissione del Csm (ex articolo 2, per incompatibilità ambientale) per i processi penali in corso. E subito si pensa a quelli milanesi di Silvio Berlusconi, da Ruby a Mediaset. Nel testo si parla di una sospensione di 6 mesi, ma appunto dei procedimenti del Csm che devono essere rimessi al ministro della Giustizia e al Procuratore generale della Cassazione, titolari dell'azione disciplinare. Non dei processi penali.
Ma Antonio Di Pietro tuona contro la nuova legge «ad personam», vari Democratici parlano di «provocazione» e norma «salva Berlusconi» e anche il coordinatore Pdl Sandro Bondi abbocca all'amo, sconfessando Nitto Palma e dicendo che così si creano «ulteriori problemi» al leader del centrodestra.
Solo dopo il putiferio l'ex Guardasigilli chiarisce nell'aula del Senato: «Nel mio ddl - dice Nitto Palma - non c'è nessun riferimento ai processi penali in corso. Riguarda solo i procedimenti e i trasferimenti d'ufficio dei magistrati. È una norma a loro tutela e sono allibito e indignato da ogni altra lettura».
Poi anche il relatore Pd Felice Casson conferma che il ddl «non blocca i processi», pur criticandolo perché «cancella le tipizzazioni degli illeciti disciplinari» nei confronti dei magistrati, introdotta dal governo Prodi.
Intanto, sul suo blog, si scatena Beppe Grillo: «Priorità è evitare che Berlusconi venga processato». Il senatore Pdl Niccolò Ghedini avverte che sulla giustizia dovrebbero essere «rilevanti» solo i ddl concordati dalla maggioranza. L'Anm, poi, vede nel ddl «una grave compromissione della libertà di espressione e un vulnus ai diritti costituzionali del magistrato».
Per Nitto Palma è chiaro che in troppi ancora non hanno digerito la sua nomina al vertice della Commissione giustizia del Senato. Già da ministro aveva sollevato il problema delle esternazioni politicizzate di troppe toghe, e questo in linea con i tanti richiami di Napolitano. Un intervento che sarebbe stato necessario dopo la sentenza del 2011 del Consiglio di Stato che annullò il trasferimento d'ufficio del Csm della gip milanese Clementina Forleo, dopo le sue dichiarazioni in tv sui «poteri forti». Allora i giudici amministrativi sollevarono il problema delle invasioni di campo del Csm, quando trasferisce un magistrato per fatti «incolpevoli» di incompatibilità ambientale, quando ci potrebbero essere gli estremi per un processo disciplinare. Da tenere con tutte le garanzie per il magistrato.

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