L’inchiesta sul Ponte dello Stretto entra nei ministeri. E questa volta gli investigatori cercano le carte, quelle che raccontano come è stato costruito il percorso amministrativo di una delle opere pubbliche più costose e controverse d’Italia. I carabinieri del Ros, su delega della procura di Roma diretta da Francesco Lo Voi, hanno acquisito documenti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Dipe-Cipess, alla società Stretto di Messina e al consorzio Eurolink. Un nuovo passaggio investigativo che amplia gli accertamenti avviati per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio.
Al centro dell’indagine ci sono le procedure di approvazione del progetto e i documenti trasmessi alla Corte dei Conti per il controllo sulla delibera Cipess 61 del 2025 e sul decreto ministeriale 190 del primo agosto dello stesso anno. Atti, valutazioni tecniche, procedure e cifre che i magistrati vogliono esaminare per ricostruire i passaggi dell’iter amministrativo. Non si tratta, almeno allo stato, di una contestazione sulla realizzazione materiale del ponte, quanto di un’inchiesta sui possibili condizionamenti delle decisioni pubbliche.
Per comprendere la portata dell’operazione bisogna tornare al 9 giugno scorso. Quel giorno i carabinieri perquisiscono abitazioni e uffici e sequestrano telefoni, dispositivi elettronici e documenti. Nel registro degli indagati finiscono Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria ed ex componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. L’ipotesi della Procura è che i tre abbiano cercato di condizionare l’esame di legittimità dei magistrati contabili sul progetto. Secondo gli investigatori, Miele avrebbe fornito informazioni riservate sull’istruttoria in cambio della prospettiva di incarichi pubblici dopo il pensionamento. Tra gli obiettivi attribuiti all’ex magistrato compare anche la presidenza dell’Antitrust. Le intercettazioni restituiscono il clima di quelle settimane. «È una situazione critica, ma stiamo sul pezzo», dice Miele parlando del progetto. In un’altra conversazione richiama i suoi rapporti politici: «I miei amici del governo a cominciare da Salvini».
Parole riportate negli atti, che gli inquirenti valutano nel quadro dei presunti tentativi di interferire con il controllo della Corte. L’indagine avrebbe inoltre individuato tentativi di avvicinare altri due magistrati contabili, che non diedero seguito alle sollecitazioni. Un elemento importante perché, nell’ipotesi accusatoria, l’obiettivo non era soltanto conoscere anticipatamente le decisioni, ma influenzarle. Miele e Saccomanno respingono le accuse. Le difese contestano l’esistenza di pressioni illecite. La società Stretto di Messina ha dichiarato la propria estraneità ai fatti. L’acquisizione disposta oggi segna dunque un passaggio ulteriore: dalle conversazioni e dai dispositivi elettronici e telefonici degli indagati alla documentazione ufficiale prodotta dalle amministrazioni. Gli investigatori dovranno verificare se e come quelle carte si intreccino con le condotte contestate. Non sono escluse nuove iscrizioni nel registro degli indagati, ma al momento non risultano annunciate.
Il punto, per la Procura, è accertare se attorno al ponte qualcuno abbia tentato di trasformare le relazioni personali e politiche in uno strumento per orientare controlli che, per legge, devono restare indipendenti. Perché un’opera pubblica può dividere la politica, mobilitare investimenti e suscitare polemiche. Quello che la procura diretta da Francesco Lo Voi vuole accertare è se, dietro le procedure e le decisioni amministrative, qualcuno abbia tentato di piegare i controlli agli interessi di pochi. E soprattutto se l’indipendenza di chi doveva vigilare sia stata messa in discussione proprio da chi avrebbe dovuto garantirla.
