Il copione è quello collaudato della sinistra radicale e del sindacalismo d’assalto: trasformare un fatto di cronaca in un processo ideologico contro le forze dell’ordine e l’esecutivo. Attorno alla tragedia di Abderahim Fakir, il lavoratore 40enne deceduto a Bologna durante un intervento di contenimento della polizia, il Si Cobas ha già emesso la propria sentenza di condanna, senza attendere gli esiti dell’autopsia o le valutazioni della magistratura. A tracciare la linea della trincea politica è Karim Bekkal, coordinatore provinciale e responsabile della comunicazione della sigla. Per il sindacato di base non ci sono dubbi: «I responsabili della morte di Fakir sono la Sardone, Vannacci, la premier Meloni e il vicepresidente Salvini». Secondo la narrazione di Bekkal, l’intervento degli agenti sarebbe stato «brutale e aggressivo» contro un uomo affetto da crisi d’ansia e d’asma, provocandone la morte per soffocamento. Per il Si Cobas, le forze dell’ordine avrebbero agito «istigate dalla propaganda tossica e dal clima di campagna elettorale permanente promosso dalla destra». Un clima di odio di cui il sindacato ritiene responsabili anche i programmi delle reti Mediaset e i media schierati, accusati di diffondere l’equazione «immigrato uguale delinquente». Poi un messaggio nelle chat dei delegati: «A Casablanca sabato 8 agosto si organizza il funerale per Abderahim Fakir, il nostro fratello ucciso con le mani dalla polizia a Bologna, chiediamo a tutti i compagni Si Cobas che stanno adesso in Marocco di partecipare al funerale, io sono gia in Marocco ad organizzare con la famiglia, per ulteriore info contattatemi». Bekkal ha precisato che la nota non è dei dirigenti bolognesi e che non si tratterà di un funerale la salma rimane al Sant’Orsola a disposizione dei pm , bensì di una cena a Casablanca per raccogliere fondi destinati alle esequie, spese legali e perizie. Il sindacato non arretra: «Questo messaggio non è dei nostri dirigenti Cobas, ma è di un nostro lavoratore e non ci dissociamo dal suo contenuto: Karim è stato ucciso in modo brutale». Nel pomeriggio la famiglia ha indetto una conferenza stampa all’aeroporto di Casablanca. Al fianco del Si Cobas c’erano i delegati della CDT e l’Associazione dei lavoratori marocchini in Italia. Per sabato è prevista una nutrita presenza della comunità marocchina in Italia e dei militanti Cobas. La strategia dè chiara: usare la tragedia come clava ideologica contro la politica di sicurezza del governo Meloni. Ma prima della piazza conta la giustizia: solo l’autopsia dirà la verità su un dramma piegato allo show della propaganda rossa.

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