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Quando Meloni citò Guccini: il “Cyrano” che conquistò la destra

Dal Fronte della Gioventù alla generazione Atreju, il cantautore diventò il simbolo di una destra idealista, antimaterialista e insofferente alle etichette

guccini meloni combo

C’è un Francesco Guccini che piaceva (e piace) più a destra che a sinistra. Il Guccini donchisciottesco, quello che non ha più notizie di “eroici cavalieri”. O quello di Cyrano, l’antimaterialista. Piaceva così tanto a destra che Azione Studentesca, la sigla giovanile di Fdi che opera nelle scuole, ha intitolato a “Cyrano” uno dei primi campi formativi. De Bergerac, come chi non sopporta la “gente che non sogna”, gli anti-idealisti, gli ateismi che predicano la morte di Dio e la solitudine dell’uomo “in questo abisso”.

Guccini piace a destra fin dai tempi del Fronte della Gioventù. Certo, magari non proprio a tutta la destra. Per il mondo missino che provava a normalizzarsi, cantare della “fiaccola dell’anarchia” non veniva come un gesto naturale. Ci ha pensato Giorgia Meloni, al congresso di Viterbo del 2004, a sdoganare il cantautore tra la destra giovanile. Sicura, com’è, che l’arte sia arte. E che le etichette servano soprattutto ad essere superate.

A Viterbo l’attuale premier e Carlo Fidanza si contendevano la leadership di Azione giovani. Erano gli anni della forte contrapposizione tra una destra sociale, antiliberista, tradizionale e una più aperta al protagonismo nel Paese. Meloni rappresentava la seconda.

Da quell’appuntamento sarebbe nata la “generazione Atreju”, che è, per buona parte, quella che tiene le redini dell’esecutivo attuale. Meloni sale sul palco. Vincerà, poi, per una manciata di voti.

Il discorso che tiene - oggi ripubblicato sui social - è tanto gucciniano da contenere una citazione intera: “Facciamola finita, venite tutti avanti. Nuovi protagonisti, politici rampanti. Venite portaborse, ruffiani e mezze calze. Feroci conduttori di trasmissioni false....E voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso. Le verità cercate per terra, da maiali. Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. Tornate a casa nani, levatevi davanti. Per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco. E al fin della licenza io non perdono e tocco”.

È “Cyrano”, la canzone manifesto che attacca perbenisti, arrivisti, politicanti, cinici, disincantanti e quattrinari vari. Meloni annunciava così la volontà di toccare, sfidare - che per Cyrano era scrivere - la visione progressista e vuota portata avanti dalla sinistra dei tempi (e di oggi).

Guccini, dicevamo, piaceva a destra fin dai tempi della Fronte della Gioventù. Non senza patemi. Sui social, in queste ore, fioccano gli aneddoti. C’era chi cantava “La Locomotiva” ai campi Hobbit, occasioni figlie dell’antiborghesismo. E chi, da filoborghese, contestava il soffio del guccinismo in favore di modelli tutti ordine e disciplina. La destra, da sempre laboratorio irrequieto, ha preso il Guccini antimaterialista e ne ha fatto non una bandiera ma un verso. Uno di quelli da cantare a squarciagola contro chi pensa che la vita terrena, in fin dei conti, sia tutta qui.

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