Quattro morti, undici feriti e un’inchiesta appena avviata. Ma per il Movimento 5 Stelle la tragedia dell’elicottero italiano precipitato in Bosnia è già diventata un’occasione per rilanciare la solita battaglia contro il riarmo. Neppure il tempo di accertare le cause dello schianto, di ricostruire la dinamica dell’incidente e di piangere i militari che hanno perso la vita. I grillini hanno deciso di mettere le mani avanti, tirando in ballo le spese militari e le presunte carenze nella manutenzione dei mezzi. Una presa di posizione quantomeno discutibile nei tempi e nei modi, che finisce per trascinare una tragedia dalle cause ancora tutte da chiarire nel terreno della propaganda politica.
A prendere posizione sono Arnaldo Lomuti e Bruno Marton, capigruppo pentastellati nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato. Il comunicato si apre con il doveroso cordoglio per le quattro vittime, ma il passaggio alla polemica è immediato. I due parlamentari chiedono di accertare “se il probabile guasto sia stato dovuto a carenze nella manutenzione dell’aeromobile coinvolto o ad altre ragioni”. Una formulazione tutt’altro che innocente. Perché, mentre le autorità competenti stanno ancora cercando di comprendere che cosa sia successo, il Movimento introduce già l’ipotesi di una manutenzione inadeguata, senza presentare elementi specifici a sostegno di questa ricostruzione.
Il ministero della Difesa ha confermato l’avvio delle indagini per chiarire le circostanze dello schianto, senza indicare al momento una causa accertata. Tanto basta, però, ai pentastellati per rispolverare uno dei loro cavalli di battaglia. Lomuti e Marton denunciano le presunte lamentele dei militari circa la “sproporzione tra le sempre maggiori risorse destinate al riarmo e le scarse risorse destinate invece al supporto tecnico dei mezzi in servizio”. Poi snocciolano le cifre: oltre dieci miliardi all’anno per acquistare nuovi armamenti e appena poche centinaia di milioni per la manutenzione. Fino al riferimento ai mezzi “cannibalizzati” per recuperare pezzi di ricambio e ai presunti rischi per la sicurezza del personale.
Non esiste, almeno per ora, una conclusione investigativa che colleghi l’incidente ai tagli alla manutenzione o alle scelte di investimento della Difesa. Eppure il Movimento riesce a inserire la tragedia nella propria narrazione politica, suggerendo un rapporto tra spese per il riarmo e sicurezza dei militari che, nel caso specifico, resta tutto da dimostrare. Sia chiaro: la richiesta di fare piena luce sull’accaduto è sacrosanta. Meno comprensibile è la fretta di accompagnarla con una filippica sulle politiche militari, proprio mentre le famiglie delle vittime affrontano le prime ore di un dolore devastante.
Si può contestare la distribuzione delle risorse della Difesa senza utilizzare quattro morti come argomento a sostegno della propria tesi. E si può chiedere maggiore sicurezza per i militari senza insinuare responsabilità che nessuna indagine ha ancora individuato. I Cinque Stelle, invece, non hanno voluto aspettare nemmeno i primi risultati degli accertamenti. Per stabilire che cosa abbia provocato lo schianto serviranno verifiche tecniche, testimonianze e riscontri. Per trasformarlo nell’ennesimo comunicato contro il riarmo, evidentemente, è bastata qualche riga di propaganda.
