Il crepuscolo più fulmineo della storia della tivù italiana. La stella di Sigfrido Ranucci si chiude ieri. Fino al 30 giugno è un eroe della libera informazione, il grande giornalista che ha trasformato una trasmissione della televisione pubblica in un infaticabile, micidiale arma d’inchiesta contro i poteri forti. Invece da oggi non è più alla guida della sua creatura, e non perchè i poteri forti gli abbiano scavato la fossa: la fossa se l’è scavata da solo, scegliendosi non tanto i bersagli sbagliati quanto gli amici e le fonti sbagliate, in un catalogo di relazioni di cui Valter Lavitola è stato solo il più catastrofico esemplare. Oggi è certo che a finire in archivio è il «metodo Report». È il metodo del tutto originale portato da Ranucci in onda quando nove anni fa prende la guida del programma e ne muta l’anima, facendone cosa diversa dalla creatura della fondatrice Milena Gabanelli, e che sta nella scelta selettiva dei bersagli. Nonché del format, una lunga clip dove all’imputato di turno non viene concesso di rispondere in diretta ma solo in interviste registrate, soggette poi a tagli discrezionali. I meno avveduti ci cascano, e vanno a schiantarsi contro il muro di accuse elevate a vangelo delle fonti di Report, anch’esse accuratamente selezionate: alcune robuste, autorevoli. Altre meno: mogli tradite, carabinieri inquisiti, calunniatori conclamati, rivali in affari, manager licenziati. È il sistema che Ranucci utilizza già per il primo libro, anno 2009, quello che ne fa un paladino dell’Antimafia militante, «La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato», prefazione di Marco Travaglio, sui rapporti tra Cosa Nostra e Forza Italia. La fonte, l’infiltrato, sarebbe il mafioso Luigi Ilardo. Peccato che Ranucci non abbia mai potuto incontrarlo perché Ilardo è morto ammazzato tredici anni prima, quando Ranucci era da poco giornalista. La fonte del libro è in realtà l’ex carabiniere Michele Riccio, che racconta a Ranucci quello che secondo lui Ilardo gli avrebbe detto. Riccio verrà dichiarato inattendibile in tutti i processi in cui le sue accuse sono state lanciate, comprese quelle contro l’ex generale dei carabinieri Mario Mori, altra bestia nera delle puntate di Report, anche lui sempre assolto. E ancora. La fonte delle inchieste sull’Eni è Vincenzo Armanna, ex avvocato del gruppo, poi condannato per calunnia. La fonte delle accuse di stupro a Paolo Zampolli, l’uomo in Italia di Donald Trump, è una signora che aveva chiesto invano a Zampolli 650mila euro per non accusarlo. Lo stesso Campolli ha commentato la decisione di rimuovere Ranucci dalla conduzione parlando di «conclusione inevitabile». Zampolli ha aggiunto di aver provato sulla sua «pelle» cosa significhi «essere bersaglio di servizi di natura politica per colpire i miei rapporti con Trump e quelli del mio presidente con il governo Meloni». La fonte che riconosce nell’ex 007 Marco Mancini il misterioso soggetto che incontra Matteo Renzi in un autogrill è Carlo Parolisi, già dirigente dei servizi addetto a operazioni delicate (fu lui a pagare il riscatto per Giuliana Sgrena): Parolisi è del tutto incensurato ma non lo è Marco Bernardini, suo uomo di fiducia, piazzato da Parolisi a lavorare per l’Aise in Serbia quando era già stato condannato in primo grado e appello per lo scandalo Telecom, e divenuto a sua volta fonte privilegiata delle inchieste di Report. E chi sarà la misteriosa fonte che rifila a Ranucci la frottola del ministro Nordio ospite in Uruguay del ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay? Il metodo Ranucci ha prodotto inchieste importanti, come i servizi sull’uranio impoverito usato nella guerra dei Balcani, e delle morti tra i nostri soldati: non era proprio inedito (ne aveva scritto Fausto Biloslavo su Panorama), ma contribuì a smuovere le coscienze. Quando un allenatore viene esonerato è però inevitabile che si ricordino le sconfitte, gli scivoloni. Lo scandalo dei camici in Regione Lombardia, smontato dall’inchiesta della Procura. La caccia agli ascendenti mafiosi del presidente del Senato Ignazio La Russa, con un pentito che racconta balle che una ricerca in archivio avrebbe smentito. Come stupirsi che alla fine abbia finito di fidarsi anche di Lavitola?

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