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Quella mail del 2021 sul sistema Sigfrido che fu archiviata. “Adesso va ripresa”

Una lettera anonima denunciò le relazioni tra l’anchorman e i servizi cestinati perché troppo equilibrati. Ma la Rai lo assolse

Sigfrido Ranucci durante il suo spettacolo 'Diario di un trapezista' a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Sono ore in cui tra le fila della precedente Commissione Vigilanza Rai ci si pone una domanda: si è fatto tutto il possibile per verificare le denunce giunte in azienda contro Ranucci? Questo avviene alla luce delle accuse contro il conduttore che, però, è bene ricordarlo, sono da verificare. Ma alla mente torna una mail contenuta nei faldoni di Viale Mazzini: una lettera (anonima) esaminata nell’autunno del 2021, che tira in ballo Sigfrido e i suoi rapporti con le giornaliste-collaboratrici di Report. Una denuncia che diede vita in quell’anno a un audit Rai che si concluse in un nulla di fatto per Ranucci. All’epoca al timone dell’azienda c’era l’ad Carlo Fuortes, vicino al Pd e in lizza per essere il candidato sindaco di Roma su proposta dall’allora segretario dem Nicola Zingaretti. Fuortes, contattato da Il Giornale sia telefonicamente che tramite messaggi, però, non ha risposto. Avremmo voluto comprendere le dinamiche di una vicenda che qualcuno sostiene essere stata archiviata frettolosamente. Alla commissione la mail arrivò il 20 luglio 2021 dal mittente Metoo@protonamail.com. La Vigilanza se ne occupò qualche mese più tardi, il 24 novembre e a sollevare il tema fu il parlamentare di Italia Viva Davide Faraone e poi l’ex Forza Italia Andrea Ruggieri. Oggi Il Giornale pubblica alcuni passaggi della missiva che abbiamo letto integralmente, omettendo i nomi delle giornaliste chiamate in causa. C’è un aspetto che colpisce chi, all’epoca, forse non la prese abbastanza in considerazione, ovvero la mole di dettagli che il testo contiene: «Scrivo a tutti voi in forma anonima per tutelare me e tutte le persone indicate nella presente. Quanto si consuma ormai da tempo all’interno della redazione di Report va approfondito e la Rai non può esimersi dal verificare il contenuto di questa segnalazione, e frenare poi un andazzo del tutto non professionale. Parlo di una lunga serie di episodi totalmente censurabili perpetrati da Sigfrido Ranucci». È questo l’inizio del testo, che ripetiamo è stato ritenuto evidentemente privo di fondamento, in cui vengono esplicitate circostanze, nomi, date.

Nella segnalazione vengono, infatti, tirate in ballo tre donne che avrebbero avuto rapporti di natura sentimentale con il conduttore. Che secondo la fonte sarebbero state prima premiate e poi «punite» professionalmente a seconda dell’andamento della relazione. Una di loro è oggi un noto volto di una trasmissione Rai. C’è poi un terzo episodio che viene citato nella lettera: un servizio sulla gestione del Covid da parte del gruppo San Donato. «L’inviata di Report, indagando, capisce che quell’impianto contro il gruppo San Donato non regge, le accuse sono preconcette e non comprovate, e l’ufficio stampa del gruppo San Donato accetta persino di concedere un’intervista alla giornalista, rispondendo ad ogni singola domanda. Ricevuto il lavoro, Ranucci lo vuole cassare perché troppo equilibrato, e quindi finge di non averlo mai assegnato alla giornalista (malgrado le email indichino l’opposto) e incarica un altro inviato di occuparsene», riporta la missiva. Nella lettera si punta il dito anche con i vertici Rai ritenuti troppo morbidi nella gestione del caso: «La capostruttura volle a suo tempo far finta di nulla, pur non parlandosi di banale vicenda di amore sul posto di lavoro, ma di una raccomandazione a sfondo sessuale con successivo mobbing per medesimi motivi, il tutto in un programma pagato con soldi pubblici, all’interno di quella che dovrebbe essere l’eccellenza assoluta del giornalismo televisivo italiano». E sembra che chi siede nella nuova Vigilanza possa chiedere di visionare nuovamente il caso.

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