La Procura stringe il cerchio sul filone dei carbon credit. Ieri mattina Fabio Mazzoni, vicino per diverso tempo al mandante reo confesso Valter Lavitola grazie agli investimenti nel settore dei crediti di carbonio, ha varcato la porta del Nucleo Investigativo di Via Inselci per essere sentito come persona informata sui fatti dal pubblico ministero Edoardo De Santis e dal comandante del nucleo investigativo Antonio De Lise nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci.
Cosa c’entrano Ranucci, Lavitola e Mazzoni? Il racconto di quest’ultimo avrebbe chiarito diversi aspetti. Da un lato i contorni degli investimenti di Lavitola in Zimbabwe e Camerun. Dall’altro spiegare quale sia stato l’argomento affrontato nella famosa cena tenutasi al Cefalù Bistrot di Monteverde alla presenza del conduttore e dell’altro socio di Neutralia, Gianluca De Marchi.
In quell’occasione, secondo quanto risulta a Il Giornale, avrebbero affrontato anche l’ipotesi di un evento all’Hilton, in cui Lavitola avrebbe voluto raccogliere fondi per il progetto
in cui Ranucci doveva avere il ruolo di testimonial. Che ruolo giocava il conduttore? E perché lui stesso ha ammesso, sentito da Il Fatto Quotidiano, che era lì per rassicurare gli imprenditori? L’obiettivo degli inquirenti, in questa fase, è stringere il cerchio sulla rete che operava in Africa nel settore del carbon credit. E Fabio Mazzoni avrebbe avuto un ruolo centrale. Lo dimostrerebbe una foto che il Giornale è in grado di pubblicare in esclusiva.
La foto fa riferimento a una conferenza in Camerun con alcuni investitori africani risalente al 2025. Della rete italiana spuntano i volti di Giuseppe Lavitola, figlio di Valter, Clesio Tavares Gomes, il factotum dell’ex editore de l’Avanti, e lo stesso Mazzoni. La foto dimostrerebbe la conoscenza da parte di Mazzoni degli interessi della famiglia Lavitola (padre e figlio) in Zimbabwe. Clesio Tavares contattato da Il Giornale spiega: «Non ricordo la circostanza, sicuramente si sarà trattato di una conferenza». Intanto a un anno dall’attentato dal suo profilo Facebook Sigfrido Ranucci ricorda l’episodio con foto e post: «Alle 22:17, di un anno fa l’evento che avrebbe cambiato la vita a me e a tutte le persone che mi vogliono bene. Ho immaginato tanti scenari.
Mai avrei pensato che sarebbe stato il pretesto per rimuovermi da Report, per continuare a fare il mio mestiere. Ma è servito per farmi capire che c’è un’infinità di persone che mi vogliono un bene sincero e sono grate per quello che ho fatto nei miei 35 anni di carriera in Rai», scrive. Ancora una volta attacca la Rai ma non cita mai l’amico-mandante della bomba. Tra gli elementi forniti da Mazzoni sulla rete di Lavitola, ci sarebbe anche la sua conoscenza di Benajamin Chimutengo, l’allora socio in Zimbabwe del faccendiere. Il nome di Chimutengo tira dentro però anche Sigfrido Ranucci, che ha rilasciato la famosa intervista a un giornale dello Zimbabwe in cui annunciava un’inchiesta sul carbon credit. Intervista mandata anticipatamente dal conduttore al suo amico fraterno utilizzando la mail della Rai.
Proprio Chimutengo, che ha annunciato una denuncia contro Ranucci e Lavitola per minacce: sul punto però Mazzoni, contattato da Il Giornale, non ha potuto né confermare né smentire, essendo la sua deposizione coperta da segreto
