Sigfrido Ranucci, in una lettera di cinque pagine indirizzata alla Rai e al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, firmata dagli avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi, contesta la comunicazione ricevuta da viale Mazzini con cui è stata resa nota “la decisione della Rai di avviare una riorganizzazione editoriale del programma Report mediante l’avvicendamento della conduzione e della responsabilità autorale della trasmissione con effetto immediato”, chiedendo una precisazione di fatti e circostanze e l’accesso ai documenti.
I legali precisano che la missiva vale “quale formale contestazione della predetta decisione datoriale e di ogni effetto dalla stessa derivante, della quale si contesta integralmente la legittimità, con espressa riserva di ogni azione, anche cautelare e d’urgenza”. La richiesta di chiarimenti non costituisce “acquiescenza, accettazione o rinuncia ad alcun diritto”, poiché risultano “manifestamente insussistenti, in fatto e in diritto, le ragioni giustificatrici addotte a sostegno della rimozione”. Gli avvocati sottolineano che la decisione si fonda su “valutazioni di eccezionale gravità relative alla credibilità, all’autorevolezza, all’indipendenza e all’imparzialità professionale” senza che venga tuttavia indicato “alcun fatto specifico, concretamente accertato e al medesimo imputabile”.
Nel denunciare la gravità del fatto per cui “la vittima di un grave attentato viene ritenuto dal proprio datore di lavoro come responsabile di una presunta situazione di incompatibilità”, la difesa chiede di conoscere i fatti, le circostanze e la documentazione a comprova relativi alle asserite “continue pressioni”, “percezioni di opacità”, “commistioni” e “interferenze”, oltre ai nominativi dei soggetti responsabili e al nesso causale che avrebbe reso necessario l’immediato avvicendamento anziché misure organizzative diverse. Si sollecita inoltre l’ostensione degli atti decisionali, delle risultanze istruttorie e dei documenti posti a fondamento della determinazione aziendale.
I legali chiedono infine alla Rai di “sospendere, nelle more, gli effetti della determinazione comunicata e il decorso del termine di trenta giorni assegnato per l’esercizio dell’opzione”, riservandosi di opporsi nelle competenti sedi giudiziarie a tutela del diritto al ripristino delle funzioni e per il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali, “ivi compresi quelli alla dignità personale, alla reputazione professionale e all’immagine”.
