In quattro anni scarsi di governo, l’esecutivo di Giorgia Meloni ha portato risultati concreti che sono certificati dai numeri, indiscutibili. L’ultima relazione sul monitoraggio dei provvedimenti legislativi smentisce nei fatti i soliti soloni delle opposizioni, offrendo la fotografia di un esecutivo che non solo legifera, ma realizza. Al 30 giugno 2026, infatti, il governo Meloni dimostra una capacità di messa a terra dei provvedimenti senza precedenti, segnando un punto di svolta storico nel rapporto tra Stato, cittadini e imprese grazie a una drastico taglio del superfluo nella burocrazia ministeriale.
L'indicatore più significativo di questa svolta liberale e pragmatica è la quota di auto-applicatività delle norme, che ha raggiunto il 54% dall'inizio della legislatura e che nell'ultimo trimestre ha toccato addirittura il picco del 65,1%. Significa che le leggi approvate dal Consiglio dei ministri entrano in vigore e producono effetti immediati per i cittadini e le imprese, senza dover attendere i tempi di attuazione dei ministeri. Da non sottovalutare nemmeno l'attività normativa del secondo trimestre dell'anno, che si distingue per un record assoluto di efficienza: sono entrati in vigore ben 43 atti legislativi, il volume più alto dall'insediamento dell'esecutivo, a fronte del quale sono stati previsti soltanto 53 nuovi decreti attuativi, uno dei livelli più bassi di sempre.
È la dimostrazione tangibile di un nuovo modo di governare, orientato alla semplificazione e alla riduzione della legislazione secondaria. Parallelamente, il tasso complessivo di adozione dei decreti attuativi è salito ai massimi storici della legislatura, attestandosi al 69,4% e riducendo lo stock dei provvedimenti pendenti a sole 547 unità, con un calo netto di 30 decreti rispetto al trimestre precedente. A tutto questo si aggiunge lo sblocco pressoché totale delle risorse stanziate per il Paese perché, su un totale di 403,47 miliardi di euro stanziati dai provvedimenti legislativi, l'esecutivo è riuscito a renderne immediatamente fruibili ben 357,24 miliardi grazie alle norme auto-applicative, a cui si aggiungono altri 43,33 miliardi liberati tramite i decreti attuativi. Il bilancio finale è impressionante: al 30 giugno risulta sbloccato il 99,3% dei fondi previsti, pari a 400,57 miliardi di euro. A questa cifra si sommano altri 9,62 miliardi di euro recuperati e resi disponibili attraverso lo smaltimento dei provvedimenti ereditati dai governi precedenti, portando la massa finanziaria complessiva messa a terra dall'azione governativa a 410,19 miliardi di euro.
La priorità assoluta è stata assegnata ai provvedimenti di maggiore rilevanza finanziaria: i decreti attuativi collegati a risorse pari o superiori a 10 milioni di euro registrano infatti un tasso di adozione del 76,5%, distanziando di oltre tredici punti percentuali le norme non associate a coperture finanziarie. Tra gli interventi più significativi adottati nell'ultimo trimestre spiccano il decreto relativo alla Carta “Dedicata a te”, che destina un miliardo di euro per il biennio 2026-2027 al sostegno delle famiglie in difficoltà, il riparto del Fondo destinato agli enti locali da 136,5 milioni di euro per interventi infrastrutturali, sociali, culturali e sportivi, e lo stanziamento di oltre 59 milioni di euro a favore dei comuni per le attività socio-educative dei minori.
I numeri della relazione certificano la concretezza di una stagione politica che rispetta gli impegni presi con gli elettori, accelerando la spesa pubblica virtuosa e liberando l'Italia dall'immobilismo burocratico.
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