Renzi e Alfano ai ferri corti: ora Letta è appeso a un filo

Botta e risposta dalle pagine di Repubblica. Renzi mette dà il benservito ad Alfano. Il vicepremier replica: "Non tiri troppo la corda". A farne le spese è Letta

Renzi e Alfano ai ferri corti: ora Letta è appeso a un filo

Il governo è sull'orlo di una crisi di nervi. L'acido botta e risposta a distanza tra Angelino Alfano e Matteo Renzi si consuma tutto sulle pagine di Repubblica. E a farne le spese è il premier Enrico Letta che oggi salirà al Colle per fare il punto con Giorgio Napolitano sull'iter parlamentare della fiducia che andrà a pietire alle Camere. All'indomani dell'attacco a muso duro del sindaco di Firenze, che ha dato il benservito al vicepremier, Alfano prova a mostrare i muscoli e concede una contro-intervista al quotidiano diretto da Ezio Mauro per avvertire il futuro segretario del Pd. "Non tiri troppo la corda", è l'avvertimento. Ma la corda, a cui è appeso l'esecutivo, si sta filacciando. E la rottura è prossima.

Renzi ha cambiato verso, per dirla con Pippo Civati. E da "amico" del governo, come si era presentato nel match televisivo su Sky, è tornato su posizioni belligeranti. Una giravolta repentina registrata ieri dalla Repubblica in una intervista aggressiva e dai toni infuocati: "Con me il Pd volta pagina, la mia forza mi consente di porre tre condizioni al governo, se le accoglie bene, altrimenti dico addio alla maggioranza". Un allarmante ultimatum per Letta alla vigilia del faccia-a-faccia con Napolitano, ma soprattutto uno schiaffo in faccia ad Alfano che ai suoi occhi aveva alzato un po' troppo la cresta dicendo di avere potere di vita o di morte sul governo. "Ricordi che io ho 300 deputati, lui solo 30 - gli ha ricordato senza mezzi termini - se si va al voto, io non ho paura, lui sì perché Berlusconi lo asfalta". Insomma, dal "patto a tre" (Letta-Renzi-Alfano) il Paese è tornato, nel giro di poche ore, sul baratro della crisi. "Nulla di tutto questo", ha rassicurato il mediatore Dario Franceschini a conoscenza di una fantomatica "intesa" tra il premier e il sindaco per puntellare l'esecutivo. Tuttavia, ad Alfano i modi di Renzi devono essere apparsi un tantino bruschi. Così, dopo una lunga giornata di punzecchiature e battibecchi a distanza, il vicepremier è andato a rilasciare una contro-intervista a Repubblica per far sentire la sua voce. "Renzi non tiri troppo la corda perché noi non abbiamo paura di andare a votare - è l'avvertimento - decida lui se assumersi la responsabilità di far cadere il premier del suo partito".

In realtà, i toni di Alfano sono tutt'altro che intimidatori. Anziché far pesare il proprio ruolo all'interno del centrodestra, prova a elemosinare un patto per il 2014 per poi tornare alle urne nel 2015. Il ragionamento è che Renzi attacchi il vicepremier per colpire Palazzo Chgi. "Certo, è un modo per far fibrillare il governo - ha spiegato - tra una settimana, però, ci sarà il nuovo segretario del Pd e finalmente avranno altro cui pensare". Da mesi il governo è condizionato dallo scontro interno al Partito democratico che, dopo il flop di Pier Luigi Bersani, ha vissuto lo psicodramma del cambio al vertice. "Magari adesso riusciranno a pensare anche ai problemi del Paese...", ha commentato Alfano proponendo una sorta di "contratto di governo". Un patto che difficilmente verrà mantenuto tra i tre sottoscrittori, tutti in campo per una battaglia personalistica che poco ha a che vedere col bene del Paese. Tanto che alla proposta di Alfano Renzi ha risposto facendo la linguaccia: "Se Alfano vuole fare polemica sappia che non ci troverà perchè siamo impegnati a parlare con gli italiani".

In serata Renzi va a Piazza Pulita (La7) e dice cosa farà la sera del 9 (subito dopo le primarie del Pd): "Partecipo alla riunione dei gruppi parlamentari per decidere quale atteggiamento tenere l’11 quando Letta si presenterà alle Camere". Alla domanda se ci siano dubbi sulla fiducia al governo risponde: "Non decide il segretario lo decidono quelli che vanno alle primarie".

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