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Riconoscetela voi la "pistola a salve", la verità sull'Ice e la polizia: quindi, oggi...

Quindi, oggi...: l'ambasciatore italiano in Svizzera, i numeri degli omicidi con Obama&co e la Pellegrini

Riconoscetela voi la "pistola a salve", la verità sull'Ice e la polizia: quindi, oggi...

Sapete cosa vi dico sul nordafricano ucciso a Rogoredo da un poliziotto? Anzi: ve ne dico due. Primo: voglio vedere voi a distinguere una pistola a salve da una vera, soprattutto a certe condizioni. Secondo: non è possibile che il primo "atto" che viene fatto quando un poliziotto spara un colpo è una indagine a suo carico. Fossi un agente io, la lascerei nell'armadietto.

Tutta ’sta canizza per la presunta presenza di agenti Ice al seguito della delegazione americana in arrivo in Italia per le Olimpiadi. Fontana dice forse, il ministero dell’Interno smentisce. Però, signori, toc toc: vi ricordo che gli americani qui da noi hanno basi militari. Davvero pensate che il dramma siano gli eventuali agenti dell’Ice? Saremo pieni, qui, di infiltrati, spie, soldati sotto copertura.

Non difendo l’Ice, i cui metodi sinceramente non si confanno al mio modello di polizia. Però in questo delirio sul ritorno del fascismo negli Usa e sulla “guerra civile” già in atto, come scrive Repubblica, vorrei far notare due cose. Primo: pare che l’infermiere ucciso avesse una pistola, regolare, per carità, ma questo trasforma l’“esecuzione” in qualcos’altro. Secondo: dal racconto odierno pare quasi che la polizia americana uccida solo sotto le presidenze Trump, quando invece i dati dicono l’esatto opposto (guardate quanti ne sono morti sotto Biden). Ps: lo “zar dei confini”, quello che ha in mano le politiche migratorie degli Stati Uniti, era stato premiato e lodato da Barack Obama. Così, tanto per dire.

Su una cosa ha ragione da vendere la procuratrice di Sion che coordina le indagini su Crans Montana. Noi la critichiamo per il tardivo arresto di Jacques Moretti e per la sua liberazione su cauzione, eppure i “titolari” del Ponte Morandi e della tragedia del Mottarone: nel primo caso, a otto anni dai fatti, gli imputati per la strage sono tutti liberi; nel secondo, i tre condannati che hanno patteggiato hanno ottenuto la sospensione della detenzione carceraria. Non credo che l’Italia possa fare la morale a nessuno.

La cronaca è cronaca, lo so. Ma forse il caso di Anguillara dovrebbe insegnarci a usare un minimo di tatto. A non rilanciare immediatamente le ipotesi di complicità, le voci di paese, i sospetti. Quei due signori, padre e madre dell’assassino, secondo la Procura non avevano avuto alcun ruolo nel delitto della cognata. Ma il peso del sospetto li ha schiacciati. E così una cronaca tremenda si è trasformata in strage. Quanta colpa ha la pubblicità del fatto in tutto questo?

Spero che il bimbo di 10 anni, quarta vittima di questa atroce vicenda, non venga assegnato dai servizi sociali a un’altra famiglia. Ha il diritto di crescere con i nonni materni, ai quali è stata strappata la figlia: non possono perdere ora anche il loro nipotino.

Ha le sue ragioni Federica Pellegrini a lamentarsi dei genitori che mandano i figli all’asilo anche se non stanno benissimo. Ma la furia non tiene conto di alcuni dettagli. Primo: non sempre ci si accorge del malessere, che può comparire anche al nido. Secondo: non tutti hanno le disponibilità di tempo — e immagino di risorse — della Divina. Forse Fede dovrebbe considerare le famiglie in cui papà e mamma entrano presto al lavoro, non hanno i nonni e faticano a permettersi una baby sitter. Ci sono autonomi e partite Iva che non possono prendere “permessi”. Non si fa, certo, mandare i figli malati a scuola. Ma c’è chi non può permettersi il lusso di restare così tanti giorni a casa.

Ho letto la pseudo-inchiesta di Milena Gabanelli sulle baby gang, che altro non è che un pezzo di opinione infarcito di dati. Ma la Nostra parte da un presupposto: per fermare le violenze minorili non serve la repressione ma l’educazione. Eccerto. E se invece pensassimo alla scuola non come a un luogo “di crescita e formazione”, ma come il posto in cui si apprendono informazioni e competenze da usare nel mondo del lavoro? Non sarebbe meglio? Siamo convinti che l’educazione sessuale e all’affettività impartita da un professore impedisca ai maranza di essere maranza. Ma non funziona così. Nella vita servono educatori, soprattutto in famiglia, e serve la repressione. L’una e l’altra, da sole, non possono funzionare.

Che poi vorrei segnalare questo: se a finire nelle carceri minorili è un 17enne, io faccio fatica — molta fatica — a considerarlo il reato di un bambino. Lo è se hai 12, 13 o 14 anni. Ma vi ricordo che a 16 anni, per la legge italiana, i nostri adolescenti possono conseguire la patente del 125 cc, guidare in strada e potenzialmente ammazzare un pedone. Sono già in grado di assumersi le loro responsabilità.

Che poi mi fa ridere. Mettono sotto accusa “tutti gli adulti che a scuola, per strada, sui social, offrono modelli comportamentali sbagliati” e poi difendono strenuamente Gomorra, che la cultura dell’omicidio e del coltello l’ha romanzata e portata sul piccolo schermo. Vabbè.

Questo è l’esatto momento in cui un agente dell’Ice apre il fuoco contro Alex Pretti, infermiere 37enne. E questo invece è il grafico che difficilmente troverete sulle prime pagine dei grandi quotidiani. Cosa mostra? I dati degli americani morti per mano della polizia statunitense negli ultimi anni e racconta una realtà diversa dalla “milizia privata di Trump” che, da quando è al potere, avrebbe trasformato l’America in una dittatura pronta alla guerra civile.

Partiamo dal principio. Sul caso di Minneapolis ha forse ragione chi sostiene che c’è una differenza enorme tra arrestare e uccidere. Ed è difficile accettare le immagini di Alex Pretti anche per chi conosce le regole di ingaggio delle forze di polizia americane, ben diverse dalle nostre. Il problema nasce quando si impacchetta il tutto in una narrazione — quella sugli Usa trumpiani fucina di terrore poliziesco — che appare emotiva, forse ideologica e non supportata dai dati. Prendiamo il sito “Mapping Police Violence”, che raccoglie statistiche su tutti gli episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine americane. Ci si aspetterebbe che sotto i due mandati Trump (2017-2021 e 2025) ci sia stata un’impennata di omicidi di Stato. E invece non è così.

Nel 2013, regnante Obama, si registrarono mille decessi. Mille. L’anno dopo 1028 e su valori simili fino alla fine del mandato del primo presidente nero. Con il primo Trump i numeri non variano in modo esagerato, sebbene le proteste per Floyd lascerebbero immaginare un’impennata clamorosa. E infatti anche sotto Biden e Kamala Harris muoiono circa 1300 persone all’anno, un dato in crescita rispetto al primo regno di The Donald. Lo scorso anno, il primo del Trump II, per dire, ne sono morte meno di quante ne morirono nell’ultimo anno di Joe.

Non voglio giustificare. Le pistolettate facili non sono il modello che sogno.

Ma pensare che le violenze della polizia negli Stati Uniti nascano con Trump è un po’ come far finta di non vedere che anche sotto Obama i migranti illegali venivano deportati. E in numeri massicci.

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