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Riforma della legge elettorale: cosa prevedeva l’emendamento sulle preferenze bocciato alla Camera

Il testo bocciato avrebbe dato la possibilità agli elettori di indicare fino a tre candidati in Parlamento

Riforma della legge elettorale: cosa prevedeva l’emendamento sulle preferenze bocciato alla Camera
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Per un solo voto, 188 a 187, alla Camera dei deputati è stato bocciato uno degli emendamenti più importanti tra quelli presentati: quello che prevedeva la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale, dopo oltre trent’anni di liste bloccate.

Di cosa si tratta

La riforma disegnata dal centrodestra prevede una legge elettorale che premia chi ottiene almeno il 42 per cento dei voti, eliminando il sistema attualmente in vigore, basato anche sui collegi uninominali che funzionano con il sistema maggioritario. Il nuovo meccanismo sarebbe proporzionale, con un premio di maggioranza pari al 55-57 per cento dei seggi per chi supera la soglia di voti appena menzionata, ossia il 42 per cento, e con l’obbligo di indicare il potenziale premier.

Rispetto al Rosatellum, quello che è stato definito “Stabilicum” avrebbe previsto un ritorno alle preferenze. Oggi, infatti, i cittadini sono chiamati a esprimersi su liste bloccate di candidati. Il testo dell’emendamento, presentato con prima firma da Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Udc, e in seguito sostenuto anche da Lega e Forza Italia, prevedeva l’introduzione di un sistema misto, con i capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a un massimo di tre preferenze scritte per i candidati di una lista composta da sette nomi nei collegi plurinominali.

Nel caso in cui un elettore avesse deciso di esprimere più preferenze, sarebbe stato introdotto un meccanismo uguale a quello già previsto dalla legge elettorale per le elezioni europee. Sarebbe cioè scattato l’obbligo di scegliere candidati di sesso diverso.

In caso di espressione di tre preferenze, almeno una avrebbe dovuto essere destinata a un candidato di genere differente rispetto agli altri due, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza.

Infine, come ha scritto Pagella Politica, l’emendamento prevedeva che lo stesso candidato potesse essere presentato con il medesimo simbolo in non più di cinque collegi plurinominali.

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