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Rispetto e violenza di genere, Valditara gela il prof: “Si insegnano già dal 2024”

Il ministro replica al docente Andrea Maggi sul consenso informato: “La normativa non impedisce di educare al rispetto, all’empatia e al contrasto della violenza di genere”

Giuseppe Valditara, ministro dell'Istruzione e del Merito, al Meeting per l�Amicizia fra i popoli di Rimini, 25 agosto 2026 ANSA / Fabrizio Zani/PASQUALE BOVE

Non serve aspettare una nuova legge né aggirare il consenso dei genitori per insegnare ai ragazzi che un “no” va rispettato e che l’amore non può trasformarsi in possesso. È questo, in sostanza, il punto della replica di Giuseppe Valditara ad Andrea Maggi, il docente noto per la partecipazione a “Il collegio” - docu-reality in onda su Rai 2 - che sui social aveva promesso di affrontare in classe i temi della parità e del rispetto dopo l’ennesimo femminicidio.

Maggi aveva affidato a un video un intervento molto duro, nato dall’appello del padre di Lorena, la donna uccisa dall’ex che l’ha lanciata da un cavalcavia sull’A1. “Come padre di una giovane donna, e come insegnante, faccio mio l’appello del papà di Lorena”, aveva spiegato, accusando la società di non fare abbastanza e arrivando a dirsi “tremendamente in colpa” per l’assassinio della donna.

Da qui la promessa per il nuovo anno scolastico: “Farò del mio meglio per insegnare la parità e il rispetto alle mie studentesse e ai miei studenti”. Ma a far scattare la risposta del ministro è stato soprattutto il passaggio successivo: “Senza aspettare che i genitori me ne diano il consenso. Se qualche genitore avrà qualcosa da ridire, sarò lieto di insegnare qualcosa di buono anche a lui”.

Rispondendo al video di Maggi, Valditara ha infatti chiarito di condividere pienamente l’obiettivo educativo indicato dal professore. Ha ricordato che spiegare ai ragazzi che il rifiuto deve essere sempre rispettato, che la gelosia non giustifica alcuna forma di controllo e che l’amore non coincide con il possesso rientra già nei compiti della scuola.

Il ministro, però, ha contestato l’idea che per affrontare questi temi sia necessario sfidare le famiglie o superare qualche divieto imposto dalla normativa. “Tutto questo avrebbe dovuto essere insegnato ai suoi studenti già da settembre 2024”, ha osservato, richiamando le nuove Linee guida sull’educazione civica, già applicate da numerosi docenti. Il vero terreno dello scontro è quello del consenso informato. Valditara ha espresso rammarico per il fatto che una tragedia di cronaca sia stata utilizzata, a suo giudizio, per lanciare una critica indiretta alle nuove regole sul rapporto tra scuola e famiglie.

Ed è proprio su questo punto che il ministro ha voluto fare chiarezza. La disciplina sul consenso informato non riguarda infatti le attività obbligatorie dedicate all’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia e al contrasto della violenza di genere. Su questi temi, dunque, non è previsto alcun veto preventivo da parte dei genitori. La precisazione non è secondaria. Perché il rischio, nella polemica, è quello di far passare il principio secondo cui il consenso informato impedirebbe agli insegnanti di parlare in classe di violenza contro le donne o di rispetto nelle relazioni. Una lettura che secondo Valditara non corrisponde alle norme.

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