Rocco Casalino non ci sta. I 246 voti raccolti a Ceglie Messapica, il suo paese da 18 mila abitanti in provincia di Brindisi, non sono un inciampo. Al contrario, per l’ex spin doctor di Giuseppe Conte rappresentano un piccolo trampolino politico. O almeno così lui li racconta in un’intervista a Repubblica: "Sono stato il terzo più suffragato del campo largo. Sopra di me, ci sono un consigliere regionale e una consigliera comunale che cinque anni fa si candidò sindaca, prendendo mille voti. Avrei firmato per un risultato così. Mi aspettavo poche decine di voti".
È questa la linea difensiva scelta da Casalino, che prova a ribaltare la narrazione del “flop” e a intestarsi il risultato come una prova superata. Anche perché, nella lettura dell’ex portavoce del premier grillino, il dato personale si intreccia con quello del Movimento: "Il Movimento 5 stelle che di solito alle comunali va male, è stato il primo partito con quasi l'11 per cento. E io ho superato il vincolo che impone, per candidarsi alle Politiche, di aver concorso alle comunali prendendo più voti della media della lista. Io sono andato abbondantemente al di sopra. Dunque sono candidabile".
Tradotto: il passaggio dalle retrovie alla scheda elettorale non sarebbe stato solo simbolico. Casalino rivendica di aver centrato l’obiettivo minimo per un’eventuale corsa futura in Parlamento. Giuseppe Conte, intanto, avrebbe gradito: con l’ex premier, racconta Casalino, "ci siamo sentiti per messaggio: si è complimentato". Resta da capire se alla rivendicazione seguirà davvero una candidatura nazionale. Alla domanda, Casalino lascia la porta aperta ma non si sbilancia: "Non è detto. E comunque avrei potuto farlo tante volte prima, chiedendo una deroga. E invece ho sempre rinunciato".
Per ora, l’ex regista della comunicazione contiana preferisce archiviare la campagna pugliese come una sorta di battesimo personale.
Non più soltanto l’uomo delle strategie e dei retroscena, ma un candidato esposto al giudizio diretto degli elettori. Il bilancio, assicura, "è un'esperienza straordinaria. Per la prima volta ero in prima fila, e non dietro le quinte, come per esempio alle comunali di Roma o alla presidenza del Consiglio con Conte".