Rogo nella fabbrica dei cinesi, la sinistra ammette le proprie colpe

La sinistra ammette le proprie colpe. Il procuratore: "È far west". Salvini: "Tutti sanno e fanno finta di non sapere". Identificato un solo cadavere: è un irregolare.

Rogo nella fabbrica dei cinesi, la sinistra ammette le proprie colpe

Il giorno dopo la tragedia di Prato, dove hanno perso la vita cinque operai cinesi, arriva il momento dell'ipocrisia. La politica dà il via al profluvio di critiche e disamine, prospetta soluzioni, si stupisce, quasi fosse un fenomeno nuovo. "Mi auguro che né Letta né nessun altro dei nostri governanti vada ai funerali a versare lacrime inutili. Questi morti li hanno sulla coscienza. Perché tutti sanno e fanno finta di non sapere", ha tuonato Matteo Salvini, esponente della Lega Nord. "Ci uniamo al dolore e ci stringiamo alle famiglie delle vittime della tragedia di Prato. È una giornata drammatica, che mette in luce tutta l’inadeguatezza e la crisi di un pezzo di mondo del lavoro basato sullo sfruttamento, con lavoratori costretti a lavorare in nero e in condizioni di lavoro indecenti per un Paese civile", ha affermato Marco Furfaro, responsabile immigrazione della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. Per il segretario regionale del Pd, Ivan Ferrucci, si tratta di una "una tragedia che lascia sgomenti, che nessuno può sopportare, certe condizioni di vita e diritti negati non sono più tollerabili nel nostro paese, nelle nostre città".

Che la sinistra fosse al corrente della situazione, lo dimostra l'intervista a L'Unità rilasciata oggi dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. "Si tratta di una zona franca di diritti civili e umani, sotto, sotto la soglia di tollerabilità. È l'area più ampia di lavoro nero e sommerso che esista nel Nord e Centro Italia, forse in Italia, forse in Europa. Si parla di 30mila, forse 40mila persone che lavorano a ritmi fuori controllo, giorno e notte, dormendo nei capannoni. C'è stata disattenzione da parte di tutti. Anche della sinistra, che su questi temi ha perso il Comune. Abbiamo capito troppo tardi, accumulato troppi ritardi. Lì dentro c'era un bambino, salvo per miracolo. Una donna ha riconosciuto in ospedale la catenina del marito. È un dramma enorme nel cuore della Toscana. Dove eravamo tutti? Questo dobbiamo chiedercelo. È una disgrazia che pesa sulle nostre coscienze", ha recitato il mea culpa il governatore rosso. "Rispetto a quanto accaduto a Prato la sinistra ha delle colpe sul piano dei valori perché‚ per la sinistra il lavoro è un punto fondamentale. Chi è iscritto al partito di cos’altro deve occuparsi se non risolvere quella situazione? L’inesistenza di un telaio di partiti sul territorio è il problema. Un partito ha responsabilità", ha detto Fabrizio Barca, ex ministro per la Coesione territoriale. Intanto, al momento, nel rogo della fabbrica l'unico corpo identificato è quello di un irregolare. All'obitorio nessuno è andato a reclamare le salme. Il procuratore capo di Prato, Piero Tony, ha dichiarato: "La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west, i controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l'impegno dei tutte le amministrazioni e delle forze dell'ordine, sono insufficienti".

La lettera di Napolitano

In una lettera al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sollecita "interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento" realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico". "Indirizzo, suo tramite, ai rappresentanti della comunità cinese e alla città di Prato l’espressione dei miei sentimenti di umana dolorosa partecipazione per le vittime della tragedia del rogo che ha distrutto un opificio cinese, suscitando orrore e compassione in tutti gli italiani. Condivido la necessità da lei posta con forza di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati. Al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanere di fenomeni abnormi, sollecito - conclude Napolitano nella lettera il cui testo è stato diffuso dal Quirinale - a mia volta un insieme di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano".

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