Chissà che la notte in cui si è infilata la sinistra italiana (orfana dell'Urss e di Marx dall'89, poi dell'intelligenza politica e del riformismo socialista dal 92, e ora variamente ammaliata da Putin, Hamas e dai carnefici Iraniani) non porti consiglio alla sindaca Salis facendola più avvertita sulla deriva di comunicazione che ha imboccato.
A sei mesi dalla sua elezione si può trarre un primo bilancio del suo impatto su Genova e sull'orizzonte di futuro che si apre sulla città, proprio a partire da quella sua capacità di comunicare che sembra abbia stregato amici e avversari del primo cittadino. E che rappresenta invece un pericoloso quotidiano espediente per avvelenare i pozzi di una convivenza civile che la figura di un sindaco è chiamata istituzionalmente a presidiare.
Disegnando un bilancio disastroso del ciclo amministrativo precedente (smantellandone la progettazione e rinunciando a fior di finanziamenti) segna, sul fronte delle opere, il passaggio della città dalla fase della ricostruzione e dell'investimento di futuro ad una condizione di isolamento depressivo e di stato d'assedio (vedi la polemica contro il governo che le negherebbe nuovi fondi). Di immobilismo.
E accompagna a tutto ciò un esercizio quotidiano di mobilitazione in una pratica di antifascismo militante per lo più drogato (dalla falsa aggressione del sindacalista, alla devastazione della scuola ad opera di giovani «maranza»). Sospetto che non lei ma i giovani guru della sua comunicazione dettino i tempi di una visibilità che molti dicono faccia i conti con una prossima elezione in Parlamento. E abbia quindi un dannato bisogno di occasioni polemiche, gettando in questo modo un'ombra lunga sul patto con quei molti elettori che l'hanno sinceramente votata perché governasse Genova meglio del centrodestra.
La città avrebbe bisogno di meno adrenalina, semmai di un'adrenalina del fare e non del comunicare. Di un cambio di passo che porti Salis alla virtù del confronto (anche con qualche replica perché dietro la sua prepotente assertività si cela a volte la non conoscenza dei temi) ispirata dalla ricerca di consenso in funzione di uno spirito di comunità che alimenti fiducia, positività, voglia di futuro. Un tentativo è stato fatto: tematizzando l'importanza del tema sicurezza per sottrarlo al monopolio del centrodestra. Subito sconfessato però dall'uscita su Casa Pound: si dettano le regole dell'ordine pubblico misconoscendo lo stato di diritto, si prendono le difese di abitanti e commercianti del quartiere e nel contempo si dà un bell'assist ai suoi assalitori.
Consegnarsi alla pratica social del comunicare, basicamente identitaria, la porterà probabilmente, nel breve, anche lontano, ma è qui, nell'abc del buon governo che nasce e si
tempra una figura politica. Un abc che le auguriamo torni di casa a Palazzo Tursi. Mai come ora Genova avrebbe bisogno di essere meno governata a botte di cortei e di bella ciao e molto di più o anche soltanto cum grano salis.